mercoledì 29 luglio 2015

Temperatura reale e percepita

Negli anni cinquanta (e forse anche oltre) nelle famiglie con più figli
(in genere tutte) vigeva la legge del “chi si alza prima si veste”; il motivo era che non c’erano scarpe e vestiti per tutti.
Oggi abbiamo abbastanza vestiti, molte leggi ma deboli istituzioni; cosicché chi si alza prima comanda con il risultato di avere, come per il clima, il diritto reale e il diritto percepito.
Per esempio non riesco a capire come possa il Prefetto di Avellino stabilire che non si debba ritirare la patente a chi guida in stato di ebbrezza a fronte di un articolo del Codice della strada (che è un Decreto Legislativo e non una norma di galateo) che in questi casi prescrive all’articolo 186 “…consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi”.
“Arrivi tardi”, direte voi, perché il Prefetto in questione ha già sospeso la propria circolare. Sì, ma il fatto resta. E resta che un Prefetto, che di leggi dovrebbe intendersene più di me, emette circolari modificando di fatto una legge.
Alcuni ritengono che l’abbia fatto come forma di provocazione, in contrasto con i Giudici che restituiscono in pochi giorni la patente sequestrata. Ma il Prefetto non è un protagonista del genere cinematografico detto “poliziottesco” in auge negli anni ’70. Non è Franco Nero ne “La polizia incrimina, la legge assolve” film di Enzo G. Castellari del 1973.
Il fatto è che sul diritto reale e il diritto percepito si innesta l’autorità reale e l’autorità percepita.
Dove è sancito, per esempio, che il Sindaco di una città deve rendere conto al Presidente del Consiglio del proprio operato? Datemi qualche indizio, perché io non trovo appigli alla affermazione di Marino che si aspetta di essere giudicato da Renzi in base a ciò che realizzerà con la nuova Giunta.


Sia detto a margine; non intendo entrare nei meriti e demeriti dell’Amministrazione di Roma, né addentrarmi nell’esame del comportamento schizoide del PD che candida Marino, lo fa eleggere e poi lo attacca come fosse all’opposizione. Per quanto riguarda il degrado modificheri l’appello di Gassman, invitando i cittadini non tanto a ripulire ma soprattutto a non sporcare, che sarebbe già un grosso passo avanti. In fondo gli hooligans olandesi hanno fatto in poche ore e in unico posto quello che i nostri vandali/maleducati fanno per tutto l’anno in tutta Roma, privilegiando in questo caso le periferie.


Fine dell’inciso; torniamo al discorso che è quello dell’autorità percepita.
L’estrema personalizzazione della politica è iniziata con il nome del candidato sul simbolo elettorale. E non mi dite che alla fine individuo sempre in Berlusconi l’origine dei mali: sto tentando un’analisi più socio/culturale che politica.
Secondo me, infatti, aver associato le tesi politiche (che dovrebbero costituire l’imprinting di un Partito o Movimento) al nome di una persona, ha fatto sì che istintivamente l’elettore si legasse a quella persona più che all’idea politica che rappresentava, da cui “meno male che Silvio c’è”. Questa personalizzazione ha avuto molti proseliti, da Di Pietro allo stesso Monti, da Mastella a Grillo; Renzi no, almeno per il momento, perché l’anno scorso ha detto che se ne parlerà per le elezioni del 2018.
Ma di fatto, anche se per ora non ha scritto il suo nome in calce al simbolo, lui impersona il PD, tanto che qualche giornalista parla, ironicamente, del PDR Partito di Renzi e “il renzismo” è entrato nel vocabolario politico.

Ma forse su questi ragionamenti pesa il numero dei miei anni. In fondo di cosa mi lamento, di un modo di intendere la politica che va sul solco di quella americana? Ma gli USA non sono da sempre il nostro modello?
Da anni ci siamo abituati, infatti, a conoscere il nome dei magistrati titolari di un’inchiesta; tempo fa un PM era un PM e non il PM Tizio o Caio. E questo forse va verso una maggiore forma di trasparenza e di assunzione di responsabilità. Il fatto è che se da un lato l’esposizione del Magistrato ha favorito la trasparenza, dall’altro ha indotto alla personalizzazione della sentenza.
E così, di personalizzazione in personalizzazione siamo arrivati a stravolgere tutti i connotati del diritto, e vedere un Sindaco, eletto direttamente dal popolo - lui sì autorizzato a mettere il suo nome in ballo - accingersi a svolgere bene i compiti per avere la sufficienza dal maestro ed essere promosso.

Per ora ha qualche “debito”, soprattutto verso chi lo ha eletto.

P.S. L'immagine che ho fotografato su un ponte di Roma è di artista anonimo e senza titolo. Provo a darne uno "La pietà di Pasolini per la sua Roma"