Ieri ho ri-letto (la conoscevo già) la motivazione
di Scalfari per il voto dato alla Monarchia in occasione del Referendum del 2
giugno 1946. Il giovane 22enne Scalfari aveva così forte il senso della laicità
dello Stato da votare per la Monarchia ritenendo che questa avesse forza sufficiente
per contrastare il Papato, cosa che invece un’Italia repubblicana a guida
democristiana non avrebbe potuto e voluto fare; e non aveva torto.
Ma mi chiedo: se molti avessero seguito il suo
ragionamento e avesse vinto la Monarchia il gioco sarebbe valso la candela? Mi
scuso in anticipo con Scalfari (che comunque ovviamente non leggerà mai quello
che sto per scrivere) ma mi affiora alla mente un parallelo non lusinghiero.
Nel 1974 la scuola ebbe uno scossone: entrava in
vigore il Decreto che prevedeva per i docenti un impegno di 20 ore mensili per “le
attività non di insegnamento connesse con il funzionamento della scuola”. Su
questo si scatenò la battaglia tra quelli che protestavano per un aggravio di
lavoro e altri che sostenevano che quelle ore costituivano finalmente il riconoscimento
del lavoro in genere fatto a casa (preparazione delle lezioni, correzione dei
compiti, ecc.). Altri, però, ammettevano
candidamente di sostenere
l’introduzione delle 20 ore per ricoprire il ruolo di “innovatori”, essendo
convinti che di fatto nessuno le avrebbe conteggiate.
Non è andata così, ma questo è un particolare.
Il punto è quello della disambiguazione della
decisione che viene ad assumere significati diversi a seconda del contesto.
La verità, dunque, quello che realmente voglio, può
celarsi dietro una menzogna.
Un noto indovinello poneva questo problema: un
viandante deve recarsi a Sparta e lungo il cammino si trova davanti a un bivio;
non ci sono indicazioni ma due persone, una delle quali dice sempre la verità e
l’altra sempre una menzogna. Naturalmente il viandante non sa quale dei due
dice il vero, ma purtroppo può fare solo una domanda a uno solo dei due. Come
farà ad avere la certezza di prendere la strada giusta per Sparta?
Potrei lasciare la domanda in sospeso e riprendere
il discorso nel prossimo post per non togliere, a chi non conosce la soluzione
dell’enigma, il piacere di scoprirla.
Ma non posso; devo necessariamente dare la
soluzione per poter proseguire nel ragionamento.
Il viandante farà ad uno qualsiasi dei due questa
domanda: “Se chiedo al tuo compagno qual è la strada per Sparta, cosa
risponderà?” E seguirà l’indicazione opposta a quella ricevuta.
Se infatti avrà fatto la domanda al sincero questi
risponderà con la risposta falsa che avrebbe dato il bugiardo; se si sarà rivolto
al bugiardo questi non tradirà la sua natura e dirà il contrario di quello che
avrebbe detto il sincero.
Ho la tentazione di utilizzare il principio della
verità nascosta dalla menzogna per decidere il mio voto alle comunali.
Non sapendo chi dice la verità e chi mente farò la
domanda, per esempio, a Giachetti: “Se chiedessi a Raggi qual è il Sindaco
giusto per Roma, cosa mi risponderebbe?” e, sentita la risposta, voterò il
contrario.
Certo, per essere sicuro di prendere la decisione
giusta dovrei fare la stessa domanda ad incrocio a tutti i candidati, in una
sorta di torneo all’italiana con andata e ritorno e stilare la classifica
finale!
Troppa fatica.
Forse però la soluzione l’ho trovata in una
sofisticata complicazione dell’indovinello in questione.
In questa seconda ipotesi al bivio il viandante
trova una sola persona che potrebbe rispondere sia la verità che la menzogna.
La domanda da rivolgergli sarebbe semplicemente “Se prendo la strada di destra,
arrivo a Sparta?” e seguire esattamente l’indicazione ricevuta. Infatti il
sincero risponderebbe certamente ciò che pensa, il bugiardo risponderebbe
l’opposto di ciò che egli stesso risponderebbe, cioè la verità.
A questo punto per andare a votare domenica
prossima in tutta tranquillità devo solo trovare una persona a cui rivolgere
questa domanda; una persona qualsiasi va bene, perché in ognuno di noi
convivono il bene e il male, la verità e la menzogna.
Potrei fare la domanda a me stesso.


