martedì 31 maggio 2016

Il bivio

Ieri ho ri-letto (la conoscevo già) la motivazione di Scalfari per il voto dato alla Monarchia in occasione del Referendum del 2 giugno 1946. Il giovane 22enne Scalfari aveva così forte il senso della laicità dello Stato da votare per la Monarchia ritenendo che questa avesse forza sufficiente per contrastare il Papato, cosa che invece un’Italia repubblicana a guida democristiana non avrebbe potuto e voluto fare; e non aveva torto.
Ma mi chiedo: se molti avessero seguito il suo ragionamento e avesse vinto la Monarchia il gioco sarebbe valso la candela? Mi scuso in anticipo con Scalfari (che comunque ovviamente non leggerà mai quello che sto per scrivere) ma mi affiora alla mente un parallelo non lusinghiero.
Nel 1974 la scuola ebbe uno scossone: entrava in vigore il Decreto che prevedeva per i docenti un impegno di 20 ore mensili per “le attività non di insegnamento connesse con il funzionamento della scuola”. Su questo si scatenò la battaglia tra quelli che protestavano per un aggravio di lavoro e altri che sostenevano che quelle ore costituivano finalmente il riconoscimento del lavoro in genere fatto a casa (preparazione delle lezioni, correzione dei compiti, ecc.). Altri, però, ammettevano
candidamente di sostenere l’introduzione delle 20 ore per ricoprire il ruolo di “innovatori”, essendo convinti che di fatto nessuno le avrebbe conteggiate.
Non è andata così, ma questo è un particolare.
Il punto è quello della disambiguazione della decisione che viene ad assumere significati diversi a seconda del contesto.
La verità, dunque, quello che realmente voglio, può celarsi dietro una menzogna.
Un noto indovinello poneva questo problema: un viandante deve recarsi a Sparta e lungo il cammino si trova davanti a un bivio; non ci sono indicazioni ma due persone, una delle quali dice sempre la verità e l’altra sempre una menzogna. Naturalmente il viandante non sa quale dei due dice il vero, ma purtroppo può fare solo una domanda a uno solo dei due. Come farà ad avere la certezza di prendere la strada giusta per Sparta?

Potrei lasciare la domanda in sospeso e riprendere il discorso nel prossimo post per non togliere, a chi non conosce la soluzione dell’enigma, il piacere di scoprirla.
Ma non posso; devo necessariamente dare la soluzione per poter proseguire nel ragionamento.

Il viandante farà ad uno qualsiasi dei due questa domanda: “Se chiedo al tuo compagno qual è la strada per Sparta, cosa risponderà?” E seguirà l’indicazione opposta a quella ricevuta.
Se infatti avrà fatto la domanda al sincero questi risponderà con la risposta falsa che avrebbe dato il bugiardo; se si sarà rivolto al bugiardo questi non tradirà la sua natura e dirà il contrario di quello che avrebbe detto il sincero.
Ho la tentazione di utilizzare il principio della verità nascosta dalla menzogna per decidere il mio voto alle comunali.
Non sapendo chi dice la verità e chi mente farò la domanda, per esempio, a Giachetti: “Se chiedessi a Raggi qual è il Sindaco giusto per Roma, cosa mi risponderebbe?” e, sentita la risposta, voterò il contrario.
Certo, per essere sicuro di prendere la decisione giusta dovrei fare la stessa domanda ad incrocio a tutti i candidati, in una sorta di torneo all’italiana con andata e ritorno e stilare la classifica finale!
Troppa fatica.
Forse però la soluzione l’ho trovata in una sofisticata complicazione dell’indovinello in questione.
In questa seconda ipotesi al bivio il viandante trova una sola persona che potrebbe rispondere sia la verità che la menzogna. La domanda da rivolgergli sarebbe semplicemente “Se prendo la strada di destra, arrivo a Sparta?” e seguire esattamente l’indicazione ricevuta. Infatti il sincero risponderebbe certamente ciò che pensa, il bugiardo risponderebbe l’opposto di ciò che egli stesso risponderebbe, cioè la verità.
A questo punto per andare a votare domenica prossima in tutta tranquillità devo solo trovare una persona a cui rivolgere questa domanda; una persona qualsiasi va bene, perché in ognuno di noi convivono il bene e il male, la verità e la menzogna.


Potrei fare la domanda a me stesso.

sabato 21 maggio 2016

Scudi umani & altro


Chiunque venga accusato di atteggiamenti omofobi si appresta a dichiarare di avere “amici gay”. Viene proprio da pensare che ci sia una sorta di racket dei gay che li affitta a persone omofobe per fare da scudi umani contro il fuoco di fila degli ostinati difensori del pianeta LGBT.
Naturalmente nel vedere il gran numero di persone che professano la loro vicinanza agli omosessuali e ancor più il grande sventolare di nastri arcobaleno in occasioni pubbliche da parte di personaggi famosi e non, mi viene il sospetto che anche quei nastri e quelle dichiarazioni siano scudi interni, a difesa del proprio stesso pensiero profondo.
Perché nell’incrociare un ragazzo con movenze “sospette” viene da dire “secondo me è gay” e invece nel vedere un bell’uomo, uno con lo sguardo da “acchiappo” non diciamo “secondo me quello tradisce la moglie”? E ancora. Di fronte ad una donna con minigonna e labbra (ed altro) rifatte immancabilmente vengono alla mente certi aggettivi e di una donna con atteggiamento e abbigliamento di tutti i giorni non ci vengono in mente aggettivi di sorta; se poi la stessa va a ricoprire qualche carica pubblica viene da dire “sembra che abbia appena lasciato i fornelli”.
Di certo non ci viene in mente alcun aggettivo per noi stessi.

Da ieri abbiamo a disposizione un altro scudo: Marco Pannella defunto. Perché certo da vivo non si sopportava o al massimo su di lui si ironizzava. E non parlo di me, qualunquista di turno, parlo per esempio di “Io se fossi Dio” di Giorgio Gaber.

Compagno radicale,
la parola compagno non so chi te l'ha data, ma in fondo ti sta bene, tanto ormai è squalificata,
compagno radicale, cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio e dall'altra si riempiono le galere di gente che non centra un cazzo!
Compagno radicale, tu occupati pure di diritti civili e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum questa volta per sapere dov'è che i cani devono pisciare!

Ma ora, visto che non c’è più e che non può più dare fastidio, ora Macaluso può dire:
“Per la sinistra italiana Pannella è stato un cugino. Un cugino che ci dava calci, che non ci accarezzava. Ma sempre un interlocutore, mai un nemico. E del resto l’utilizzo della parola ‘compagni’ non è casuale: Marco si è sempre riconosciuto nella sinistra, a modo suo.”
Non ho osato andare a ricercare quello che si disse di lui quando si alleò con Berlusconi.

Ora si ricorda la coraggiosa candidatura ed elezione di Ilona Staller e si dimentica l’oscena vignetta di Forattini che qui non descrivo per pudore censorio.

L’unico necrologio che non sa di “coccodrillo” (ma forse ce ne sono altri che non ho letto) credo sia quello di Scalfari, con il suo onesto addio a Marco.

Gli scudi, però, possono interporsi tra noi e la realtà, ma non la possono cancellare; come dice un proverbio romano “Amore, tosse e rogna nun s’annisconneno”.

PS. Se vi fosse sfuggito l’articolo di Scalfari e vorreste leggerlo ecco il link.


http://www.repubblica.it/politica/2016/05/20/news/io_e_marco_i_primi_radicali-140186152/?ref=HREA-1

sabato 14 maggio 2016

Cloud


In principio fu una nuvola, nota in ambienti anglosassoni. Per noi, con conoscenza elementare della lingua inglese, praticamente sconosciuta.
Poi apparve, la parola, con una piccola, miracolosa ‘i’ davanti.
Allora conoscemmo il suo significato e ci accorgemmo che non portava pioggia, era una sorta di casa in cielo. Così per molti, in particolare gli iPhoniani, si rinnovavano suggestioni mistiche, reminiscenze dell’età infantile. E con una sorta di aria tra il misterioso e il trascendente ti trovavi a dire che tu i dati li avevi messi sulla nuvola per economizzare lo spazio sullo smartphone, per poi pentirtene subito dopo per la difficoltà di spiegare, a chi immancabilmente chiedeva “in che senso?”, dove effettivamente fossero quei dati.
Una volta, mentre mi arrabattavo cercando di essere il più possibile tecnicamente incomprensibile, mi vennero in mente le onde radio. Non mi azzardai a proseguire su questa strada temendo di incappare in una più consapevole dimestichezza del mio interlocutore su questo argomento.


Però il riferimento era suggestivo. Pensavo al fatto che nella mia stanza, proprio ora, vagavano nell’aria (meglio “nell’etere”, sa molto più di scientifico), intorno a me, comunque, vagavano milioni di canzoni, musiche, suoni, discorsi, chiacchere; bastava avere uno strumento adatto, l’apparecchio radio, per catturarle e sentirle.
I miei dati, le mie foto, i miei scritti, le mie password, le mie carte di credito vagavano nell’etere…oddio! No!
A quel punto arriva l’ansia. E se qualcuno ha lo strumento adatto e capta questi segnali?
Le intercettazioni ambientali a questo punto non sono niente. In effetti si sa che gli hacker, nuovi e più sofisticati pirati, possono rubarti l’identità informatica. E così i tuoi dati.
Ma queste ansie sono come la pubblicità: dopo un po’ di volte che l’hai sentita non ci fai più caso e non te la ricordi più.
Così ho continuato a servirmi della nuvola, anzi invece di accontentarmi dei 5 GB gratuiti ho anche acquistato spazio per metterci più cose sopra. E ho comprato spazio anche in Google drive; può servire.
Già. Spazio. Ma dove sta questo spazio. La nuvola è nell’etere o no?
Ieri ho saputo da fonte sicura che in effetti la nuvola, per lo meno l’iCloud di Apple, è un enorme edificio che sta in California dove vanno a stare i miei dati, alloggiati nello spazio che ho acquistato.
La notizia mi ha provocato una reazione strana: sono rimasto deluso. In fondo preferivo una spiegazione di sapore metempirico, immateriale. Quella suggestione mistico/infantile che mi dava “la nuvola”, quasi un mio personale angelo custode che teneva da conto i miei oggetti personali informatici, svaniva. Quella nuvola che a volte, quando non riuscivo a entrare o misteriosamente mi avvertiva che il mio spazio era esaurito, (ma che? 200 GB!) o mi diceva che se cancellavo la mia foto la perdevo per sempre, a volte, dicevo, mi sembrava la nuvola di Fantozzi e adesso scoprivo che era un triste edificio, per niente etereo: solido.
Però… “solido”. Allora forse è più sicuro; ci saranno stanze, corridoi e porte blindate. Ma oltre ai dati di milioni di persone ci sarà anche tutto quello che si trova in internet? No, non credo. Per quello forse c’è un altro edificio. Chissà in che stanza, in quale armadio, è riposto il Corriere midatico. E se l’hanno messo vicino al blog di Grillo? A pensarci bene anche Salvini ha aperto un blog. Comunque sarà senz’altro al sicuro, altro che password! Ci sono serrature!
Certo…  e se poi i terroristi buttano una bomba sull’edificio?
Sono corso a comprare un altro Hard Disk, così faccio una copia delle copie di tutti i miei dati.
È questo essenzialmente il motivo per cui non trovo mai i miei file: non so più in quale Hard disk, chiavetta, nuvola li ho messi.