venerdì 7 aprile 2017

Condivido ergo sum

Condividere dovrebbe essere qualcosa di molto personale e impegnativo. Condividere un’idea o condividere un panino coinvolge due persone in maniera che quasi sfiora l’intimità.
Un’idea puoi condividerla anche con molte persone, un panino meno. Se poi condividi un’idea con migliaia di persone allora due sono le possibilità: o sei un leader carismatico o sei su Facebook.
E qui si pone una riflessione.
La condivisione di un’idea tra due individui, o comunque entro una ristretta cerchia di persone, non pone problemi. È necessariamente il frutto di una discussione; ognuno avrà espresso il proprio parere, avrà valorizzato le proprie inevitabili sfumature di interpretazione, magari qualcuno si sarà anche accalorato ma alla fine, se c’è stata la condivisione, vuol dire che si è raggiunta l’unanimità.
Se parliamo della condivisione di un’idea con un leader carismatico è necessario approfondire il concetto. In quel caso la condivisione non è il frutto di un ragionamento partecipato; si tratta piuttosto di una tua personale adesione a quell’idea, adesione che il leader ignora. Se si tratta di un leader politico avrà un riscontro indiretto della condivisione della sua idea dal numero delle persone che lo avranno votato, ma non li conosce uno a uno. Se è un leader religioso conterà le folle che lo ascoltano, se è un cantante (sì anche loro sono leader) conterà gli stadi pieni ai suoi concerti, eccetera eccetera.
La condivisione su facebook è un’altra faccenda.
Da un lato è simile a quella del gruppo ristretto in quanto è nota a tutti quelli che la leggeranno. Anche chi ha espresso l’idea iniziale saprà della tua adesione.
Dall’altro è estesa potenzialmente a migliaia di persone e quindi potrebbe sembrare una condivisione simile a quella descritta per il leader carismatico. Questa accezione appare ancora più valida se si considera che la condivisione su Facebook ha legami deboli con chi ha “postato” l’idea o la frase che tu condividi e ancor meno ne ha con tutti gli altri che mettono il loro “condivido”.
Ma soprattutto la caratteristica che connota la condivisione su facebook è la (quasi) assenza di quella discussione che accompagna la condivisione che, come abbiamo visto, è peculiare del rapporto in un gruppo ristretto.
Perché quel “quasi” tra parentesi?
Perché bisogna dire che le cose, in questo senso sono migliorate. All’inizio su Facebook si poteva esprimere solo “mi piace” il che creava delle situazioni abbastanza imbarazzanti, come quella di mettere un mi piace al post di chi annunciava la morte del proprio cane.
In effetti adesso un minimo di riscontro tra chi posta un concetto e chi condivide ci può essere in quanto si può scegliere tra diversi simboli.
Inoltre ci si può non limitare a condividere ma si può aggiungere un commento. E chi legge il commento può a sua volta commentare.
Ma Facebook è un mezzo di comunicazione rapido, contingente. Non si elaborano molto i concetti, spesso ci si limita ad una frase di consenso o di dissenso; parlare di condivisione come coinvolgimento tra due o più intelligenze appare sproporzionato.

Ma secondo me la cosa anche più lesiva delle intelligenze è l’enorme quantità di condivisioni. In pratica la maggior parte dei frequentatori di facebook si limita a condividere quello che ha detto qualcun altro, tutt’al più alcuni esprimono un commento, ma chi produce i pensieri?
La girandola dei condivido, che rimbalzano da un utente all’altro fa perdere di vista l’origine del post. Insomma – e sottolineo secondo me – molti sono i condivido, ma pochi i cogito.