mercoledì 29 ottobre 2014

Peggio di me

Parlando della raccolta differenziata, una mia amica ha detto che lei per eliminare le buste commerciali, quelle con la finestrella di carta plastificata, divide la parte plastificata dalla carta vera e propria. Al che io le ho detto “Allora sei peggio di me!”
Più tardi, riflettendo, ho pensato che avrei dovuto dire “sei meglio di me”, perché più attenta e precisa.
La spiegazione sta nella convinzione comune che più sei ligio nel seguire le regole, più sei “fesso”. Quindi la mia amica, che si spinge a quel livello di correttezza, e più fessa di me, quindi è peggio di me.
Ieri in autobus due ragazzi, presumibilmente studenti lavoratori, si lamentavano perché avrebbero dovuto comprare due libri costosi.  Uno dei due ha detto che per fortuna il primo libro aveva potuto fotocopiarlo. “Quindi hai speso solo un diciotto euro di fotocopie” diceva l’altro. “No, me l’ha fotocopiato mio padre in ufficio”; ho pensato al solito malcostume, ma devo dire che ho accolto il fatto con una virtuale alzata di spalle, abituato a ben altro malcostume. La risposta dell’altro, invece, mi ha lasciato un po’ di amarezza in più. “Ah, ecco! La fortuna di avere un padre carabiniere”. Ora non se ne vogliano i Carabinieri; il peccato, in questa Italia, è veniale e, come suol dirsi, le mele marce, o comunque un po’ bacate, esistono dovunque e quindi non si può generalizzare.
Però è anche vero che di questo passo, mele non ne potremo mangiare più.

giovedì 23 ottobre 2014

Il cilicio e il silicio

Un mio amico ha giocato a provocare Siri.  Informo i non Apple-plagiati che Siri è il software installato sugli iPhone attraverso cui si possono attivare delle funzioni del telefono con comandi vocali. Per esempio tu chiedi “che tempo farà domenica prossima a Torino?” e “lei” (cioè il software, con voce femminile) ti risponde.
Detto ciò torniamo all’episodio. Il mio amico, dicevo, ha provato a dire parolacce a Siri e lei ha risposto una frase tipo “Non credo di meritare questo trattamento”.
Spinto dalla curiosità ieri ho pensato di dirle una bestemmia. Ne ho scelta una “lieve” cioè “perdio” che, secondo alcuni, scritta come unica parola e con lettera minuscola non infrange il comandamento “non nominare il nome di Dio invano”, insomma non sarebbe neppure una bestemmia. Detta la parola mi sono sentito rispondere “Gli esseri umani hanno le religioni, io ho il silicio”.
E’ una risposta che risveglia tutti i fantasmi sollevati dal supercomputer HAL 9000 del film di  Kubrick “2001 Odissea nello spazio”. Il film, datato 1968, che consiglio vivamente ai più giovani di vedere eventualmente affittandolo dai vari siti dedicati allo scopo, ha come protagonista proprio un computer che, programmato per essere di supporto agli umani, avendo ricevuto l'ordine di nascondere al comandante dell'astronave il vero scopo della missione, entra in conflitto con se stesso. Prevale però in lui la predisposizione all’esecuzione degli ordini impartiti e quindi agisce di conseguenza uccidendo i membri dell'equipaggio che interferiscono con l'ordine che ha ricevuto, fino a che il comandante non riesce a disattivarlo.
Trascinato dal fascino del film mi sono allontanato dal ragionamento iniziale, anche se la narrazione era utile per dare conto, a chi non ha visto il film, a quali fantasmi mi riferivo.
Il  timore - e per alcuni la convinzione - che il computer, "le macchine” in genere, potessero via via prendere il sopravvento e impadronirsi dei nostri destini trovò una esemplificazione affascinante nel film. E anche se abbiamo lasciato da tempo alle spalle il 2001 vive ancora questo fantasma e si materializza a ogni innovazione tecnologica che abbia a che fare con l'intelligenza e la capacità umana di elaborare il pensiero (anche se qualche volta questa capacità sembra essere messa in discussione dalle cronache: ultima quella delle maestre che danno ai bambini un tema su chi preferirebbero uccidere prima la mamma o il papà). Ma torniamo ad HAL e a Siri e quindi alla religione (il cilicio) e al silicio.
Siri distingue se stesso/a dagli esseri umani per il fatto di non avere una religione, il che pone diversi interrogativi a partire da questa identificazione dell’essere umano come colui che ha una religione. Ovviamente occorre allargare molto il concetto di religione; anche la venerazione dei Romani (quelli antichi!) per i Lari e quindi per i propri antenati è una forma religiosa di vivere la propria umanità. Ma nella risposta di Siri, più che al concetto di religione sembra si voglia alludere a quello che potremmo individuare come l’essenza stessa della religione e cioè l’anima. Torneremmo allora proprio alle fondamenta della religione cristiana “Dio poi formò l'uomo con la polvere della terra e soffiò sul suo volto un soffio vitale, e l'uomo divenne un essere vivente” [Sant’Agostino, La Genesi, Libro 7].
Oddio! Mi sta prendendo una Scalfarite acuta! Ma mentre Scalfari parla con il Papa io parlo praticamente da solo e la mia testa non ha assolutamente lo spessore per restare indenne da questa infezione.
Torno quindi a più tenui ragionamenti. Se la differenza tra noi e Siri è avere o non avere l’anima, e se avere l’anima vuol dire avere la capacità di produrre il pensiero, vuol dire che possiamo stare tranquilli: avremo sempre la meglio noi. E questo per il semplice motivo che in realtà Siri non produce un pensiero, ma segue un algoritmo che lo indirizza verso le risposte in base alle parole che diciamo noi. Tanto è vero che ripetendo la mia “bestemmia” ho avuto risposte diverse ma che contenevano sempre parole come religione e umano. 
Quando costruivamo questionari per qualche corso di aggiornamento o sondaggio o altro, c’era sempre la diatriba per la scelta tra risposte chiuse o aperte. Le prime consentivano facilmente di elaborare statistiche (x persone hanno risposto (A), y persone (B), ecc.), mentre le risposte aperte presentavano due rischi: potevano non essere aderenti alla domanda; non essere facilmente classificabili. C’era inoltre un terzo elemento e cioè la discrezionalità di chi leggeva le risposte. La soluzione, parziale ma abbastanza efficace, era quella di chiedere di rispondere utilizzando, a scelta, alcune delle parole chiave di una lista proposta. In pratica si andava poi a contare quante volte nelle risposte era stato utilizzato, per esempio, l’aggettivo “efficace” o “inutile” ecc. Credo che quello delle parole chiave, naturalmente ad un livello molto più elaborato, sia proprio il “trucco” per far generare risposte a Siri.
Con questo posso anche spegnere la luce e andare a dormire; ho detto a Siri di svegliarmi domani mattina alle 7 e mi ha risposto “la sveglia delle 7 è stata attivata”.

Buonanotte.

venerdì 17 ottobre 2014

A occhi chiusi

Ecco perché Berlusconi è stato assolto dalle accuse di prostituzione minorile e concussione.
Per la prima imputazione non c’è una prova certa che sapesse che Ruby fosse minorenne. E io credo ai giudici: certamente non esiste alcuna registrazione audio o video in cui qualcuno presenta Ruby a Berlusconi dicendo, per esempio, “Presidente, questo è un bocconcino prelibato in quanto minorenne” oppure “Le presento la diciassettenne Ruby”. C’è una dichiarazione di Nicole Minetti o di Emilio Fede - non ricordo bene -  che sosteneva di avere detto a Berlusconi che Ruby era maggiorata, non maggiorenne.
Né c’è un’informativa della sicurezza che, sullo stile dei giornali di pettegolezzo che indicano sempre l’età di chiunque sia citato,  scrivesse “Karima El Mahroug (17 anni) è una ragazza proveniente da.....”
E qui già comincia a sorgere qualche interrogativo.
Ma “i servizi” non dovrebbero vegliare sulla sicurezza del Presidente del Consiglio e quindi verificare generalità, provenienza e abitudini delle persone che entrano in contatto con lui e riferire? Forse i servizi controllavano ma non riferivano perché molto servizievoli.
Come del resto i funzionari della questura di Milano. Per niente pressati dal Presidente, hanno spontaneamente esaudito la sua richiesta. Berlusconi non ha detto “Se non rilasciate subito la ragazza vi faccio trasferire in Sardegna” come si sentiva dire nei filmetti degli anni cinquanta /sessanta. Si è limitato a presentarsi “Sono il Presidente del Consiglio” e chiedere che la ragazza fosse affidata al Consigliere regionale (non una qualsiasi) Nicole Minetti e  il funzionario della Questura ha detto SI, piegando la testa in avanti più volte. Lo ha detto anche l’avvocato di Berlusconi, Coppi, che non ci fu minaccia, “ma fu il timore reverenziale” che portò il funzionario ad intervenire. Sono problemi del funzionario quindi se ha ignorato le indicazioni del PM per i minori Fiorillo che disse che la minorenne doveva essere affidata ai servizi sociali e non a Nicole Minetti. Toh! di Ruby si interessava il PM dei minori! “E infatti - risponderebbero in coro i difensori (a qualunque titolo: avvocati, deputati, giornalisti, massaie) di Berlusconi- il Presidente solo in quell’occasione venne a conoscenza dell’età della fanciulla”. Tra l’altro la Fiorillo ebbe anche una sanzione dal Csm perché aveva smentito il Ministro dell’interno Maroni che aveva detto che l’affidamento di Ruby alla Minetti era avvenuto su indicazioni della Fiorillo. Nel marzo di quest’anno la Cassazione l’ha assolta sostenendo che aveva pieno diritto di difendersi dalle “dichiarazioni denigratorie” del Ministro.
Allora, ricapitolando.
I nostri servizi di sicurezza sono assolutamente inefficienti perché consentono a chiunque di frequentare il Presidente del Consiglio esponendolo anche al pericolo di attentati. E sappiamo che non sempre un attentatore si limita a tirarti un qualcosa addosso e non sempre ti può andare alla grande, che la ferita smette di sanguinare dopo pochi minuti.
Il Signor Berlusconi era solito organizzare feste in cui si consumavano incontri sessuali e lui stesso ne era “l’utilizzatore finale” (citazione Ghedini), il che per il Signor Berlusconi è un fatto assolutamente non commentabile, ma per il Presidente del Consiglio Italiano ci sarebbe da eccepire che un tale comportamento può esporre la sua persona a ricatti che potrebbero anche interferire nelle sue funzioni di Presidente. Come notavo in un post sulla mia pagina facebook, recentemente Berlusconi è stato costretto a dismettere una parte delle sue quote nella Banca Mediolanum perché, secondo il Testo Unico Bancario, chi con il suo voto in assemblea può influire sulla gestione sociale deve risultare affidabile e Berlusconi non lo è; ha perso i requisiti di onorabilità a seguito della condanna nel processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

Ma la vera domanda è, come dice quello della pubblicità, perché continuiamo a parlare di Berlusconi con tutto quello che ci sta addosso, dalle bombe d’acqua all’Isis, all’ebola? Per stare più in basso, per esempio, si potrebbe parlare della legge di stabilità.
Ma il fatto è che su questi temi un po’ tutti, io per primo e lo dico con rammarico, ci muoviamo a disagio consapevoli di non avere tutti i requisiti per parlare di economia, di epidemie, di strategie internazionali. Meno di un mese fa la solita ElleKappa  sintetizzava al meglio la situazione con una delle sue preziose vignette su Repubblica. Ma ugualmente ci sfugge l’analisi vera della situazione politica. Chi ha dato le armi a chi? Da chi è guidato, politicamente, l’esercito che sta costruendo il califfato arabo? E sul fronte dell’ebola, chi doveva intervenire e non l’ha fatto alla prima comparsa della malattia? Come si viene contagiati: è vero o non che l’infezione può passare solo per contatto con feci, saliva, ecc.? E allora perché tanto allarme per quella infermiera che ha viaggiato in aereo con un centinaio di persone? Le ha baciate tutte? E che facciamo se gli islamisti dell’Isis reclutano un centinaio di kamikaze, li infettano di ebola e li
spargono per il mondo a tossirci in faccia? La riforma del lavoro a chi giova? E la finanziaria o legge di stabilità?  Che differenza c’è tra IMU e TASI, tasse entrambe confermate? Perché le Regioni sono tanto incazzate? E il TFR in busta paga non farà per caso scattare l’aliquota per cui qualcuno non avrà più diritto agli 80 Euro?

Insomma è molto più facile parlare di Berlusconi, perché di scandali ce ne intendiamo di più e poi siamo più portati a parlare del dopopartita che della partita e preferiamo guardare lo sport in televisione piuttosto che sudare in una qualsiasi attività fisica.
Così restiamo in superficie chiudendo gli occhi sugli aspetti apparentemente collaterali, ma essenzialmente politici e non etici (che comunque non sarebbero argomenti frivoli) legati a quegli eventi. Così la Giustizia chiude un occhio (non si sa se per lassismo o per ammiccare), noi ormai da anni, forse da sempre, viviamo con gli occhi chiusi e Berlusconi li chiude, in una sorta di estasi da agibilità politica, e sogna.


lunedì 6 ottobre 2014

La resilienza

Qualche giorno fa ho seguito un servizio del TG2 sulla resilienza. Confesso la mia ignoranza: non conoscevo il concetto né il termine. Distinguo le due cose - il concetto e il termine- perché a detta dell’autore del servizio parlare di resilienza è di moda e questa parola ha invaso la stampa e il web. Sono un medio/mediocre lettore di giornali e soprattutto frequentatore della rete ma non mi ero mai imbattuto nel termine. Mi viene il sospetto che sia uno di quegli espedienti retorici per indurti a seguire con più attenzione il discorso. Un esempio classico è esordire con “Tu che sei un esperto...” che pone l’interlocutore nella necessità di sforzarsi al massimo per rispondere alla domanda. Ma torniamo alla resilienza.
Ovviamente sono andato ad informarmi su wikipedia (versando anche un piccolo contributo visto l’uso piuttosto intenso che ne faccio) e ho trovato questa definizione nel sito dello psicologo Pietro Trabucchi, un esperto in merito  [www.pietrotrabucchi.it] che cito testualmente.

 La mia personale definizione del termine è la seguente: la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo "persistere" indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a "leggere" gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.”

Piccolo giochino: chi vi fa venire in mente?
Non posso sentire le risposte quindi proseguo; per me è Renzi sputato.
Il che per lui è lusinghiero; ma per noi?
Insomma, secondo me, uno così, che non si ferma e prosegue per la sua strada potrebbe anche essere definito un testardo e siccome uno così, per fortificarsi, tende ad ignorare le critiche e i suggerimenti, si potrebbe aggiungere che è anche presuntuoso.
Però non si può negare che ha carattere, che la sua determinazione costringe gli altri a impegnarsi per lo meno a contrastarlo con altre proposte. Insomma, se uno di fronte ad un problema apre un dibattito per sentire le diverse proposte, certamente è più democratico ma rischia di impantanarsi in un groviglio di veti anche perché i suoi interlocutori scambierebbero l’apertura democratica per debolezza e tirerebbero per le lunghe fino alla consunzione non tanto del problema quanto del malcapitato che ha aperto il dibattito. Esempi del genere ne abbiamo avuti molti nel panorama politico.
Inoltre si potrebbe anche osservare che, sull’ultima querelle che è l’articolo 18, anche il sindacato mostra rigidità; però in questo caso forse si può parlare non di resilienza ma di resistenza. Oppure, secondo un altro punto di vista, di testardaggine o di conservatorismo.
Qui si apre un panorama vastissimo di argomentazioni che cerco di restringere il più possibile.
Secondo Treccani.it conservatore è “chi, in politica, sostenendo il valore della tradizione, si oppone a qualunque ideologia progressista, e mira a conservare le strutture sociali e politiche tradizionali”. E già questo destabilizza, perché il conservatore è opposto al progressista e non all’innovatore, che è cosa diversa. Significherebbe che chiunque si propone di cambiare una “situazione” (costumi, regole, leggi, ecc.) certamente lo farà da “progressista” cioè nel segno del progresso, che dal punto di vista semantico richiama comunque un miglioramento dello status quo ante. Innovatore è invece colui che introduce innovazioni, cioè cambiamenti, che non necessariamente hanno i connotati del progresso tout court, tranne forse che per chi li propone.
Innovare le leggi sul lavoro [ma perché chiamarle jobs act? Vi prego!], per esempio, non necessariamente significa migliorare la condizione del lavoratore, anzi può benissimo consistere in un’innovazione che favorisce il datore di lavoro.
D’altra parte ho letto sull’Espresso che Roberto Saviano definiva “reazionari” gli esponenti della sinistra radicale napoletana. Questo per dire quanto poco le parole che conosciamo conservano il significato che, negli anni, abbiamo considerato l’unico possibile.
Cercando di trarre le fila del discorso mi sembra che si possa stabilire una differenza tra resistenza e resilienza. La resistenza ha il carattere dell’intransigenza e la resilienza quello della flessibilità. La resistenza può essere scambiata per testardaggine, per il non voler cambiare opinione; la resilienza per opportunismo o Gattopardismo, ma, come abbiamo visto, anche per determinazione. Il PD della vecchia guardia ha tentato di fare resistenza al montante berlusconismo; il nuovo PD fa resilienza, fa muro di gomma e va avanti, costringendo, anzi, Berlusconi a fare resilienza, con il suo tentativo di imporre alleanze di fatto, piegandosi cioè, lui, alla flessibilità.
Un’ultima considerazione, anzi due.
Nei prossimi giorni potremo verificare se Renzi attenua la valenza negativa della sua resilienza (non sentire nessuno e andare avanti per la sua strada), o invece ne valorizza l’aspetto positivo dimostrando una flessibilità che non è mai debolezza [e anche per questo mi affretto a pubblicare il post].
La seconda considerazione è sull’etimologia del termine. Pare derivi dal latino resilire, rimbalzare, saltare indietro. E questo mi fa pensare che i miei alunni di San Basilio (30anni fa) avevano già capito tutto sulla resilienza con il loro “me rimbarza”.


Ultim’ora. Renzi porrà la fiducia sul decreto lavoro. Forse prevale la resilienza “negativa”, quella del “vado per la mia strada e non sento nessuno”.

sabato 4 ottobre 2014

Obsolescenza programmata

Sai quelle dicerie sui meccanici disonesti che ti riparano un danno alla macchina e manomettono un altro pezzo in modo che si rompa da lì a poco?
Sicuramente sono dicerie; anche perché ognuno di noi ha un meccanico di fiducia che, in quanto tale, non ti fregherà mai. E se ti trovi con un guasto alla macchina fuori città? Panico. Adesso sicuramente mi spellano approfittando dello stato di necessità. Ma ci sono le Assicurazioni di fiducia! Pensano loro a tutto, anche a spellarti, pardon, spillarti un tot al mese per evitarti la spellatura in un colpo solo.
Ma veniamo al titolo, perché questa dei meccanici è una sorta di excursus anomalo in quanto viene piazzato all’inizio e non nel corso della narrazione.
Quello che volevo condividere è la riflessione su un problema che credo abbia poca audience: la obsolescenza dei prodotti tecnologici. Proprio qualche giorno fa la mia stampante ha smesso di funzionare: colori strani, righe, ecc. Pulisco le testine, faccio il riallineamento ma niente, ogni tanto fogli bianchi o macchiati. La porto a un laboratorio sapendo già quale sarebbe stata la risposta del tecnico: “Non le conviene. Ammesso che riesca a individuare il guasto non troverei i pezzi di ricambio e comunque alla fine le dovrei chiedere 30/40 euro. Ma queste stampanti oggi si trovano a una sessantina di euro”. E quindi l’ho buttata.
Foto tratta dall'articolo citato
Leggo su Repubblica.it, che in Francia la commissione speciale per l'energia dell'Assemblée Nationale ha approvato un emendamento, presentato da tre deputati ecologisti tra cui la ex ministra del primo governo Hollande Cécile Duflot, che considera come responsabile di truffa ai danni dei consumatori chi produce oggetti in modo da farli durare poco, e prevede fino a due anni di reclusione e 300mila euro di multa.
Il provvedimento, secondo Pino Bruno autore dell’articolo, ha poche probabilità di superare l’esame dell’aula. Un analogo tentativo è stato fatto da SEL in Italia, ma la proposta di legge non è mai arrivata più in là dell’archivio.
Il fatto che questa iniziativa parta “dagli ecologisti” e “dalla sinistra radicale” forse distorce il senso del problema. Qui non si tratta di opporsi alle lobbies degli industrialipadroni (che comunque sono dietro le quinte per affossare tentativi di questo genere). Si tratta piuttosto del fatto che non possiamo più permetterci di buttare materiale non riciclabile per ragioni di sostenibilità ambientale ma anche economica e poi, aggiungo timidamente, perché non sappiamo più dove buttare i rifiuti, non abbiamo spazio.
Resta da verificare se è vero o è una leggenda metropolitana (come quella dei meccanici) che vengono costruiti oggetti con un ciclo vitale programmato, in modo da dover essere sostituiti dopo un certo tempo.
Oddio! In certi casi è abbastanza facile accertarsi di una sorta di obsolescenza programmata truffaldina. Basti pensare alla New Town berlusconiana, uno dei cavalli di battaglia di più di una campagna elettorale. E’ di pochi giorni fa la notizia che, dopo un primo crollo e conseguenti indagini sono stati dichiarati inagibili 800  balconi di quelle case perché costruiti con materiale scadente e incollati anziché imbullonati. Non ci vuole molto a dedurre che quei crolli erano praticamente “programmati”; era chiaro fin dalla loro costruzione che sarebbero stati in piedi solo per il tempo necessario a vantarsene un po’.
Ma il concetto di obsolescenza programmata può essere esteso dagli oggetti ai concetti, alle persone e alle istituzioni, con lettera minuscola o maiuscola.
Il quotidiano, per sua stessa definizione, dura solo un giorno. Un cantante viene lanciato con grande battage pubblicitario e poi viene dimenticato; un film viene programmato in 200 sale per 8 giorni e poi sparisce; un concetto, una argomentazione su chi e checchesìa  riempie giornali e TV fino ad auto consumarsi. E’ un po’ il concetto di saturazione semantica: se ripeti un termine, uno qualsiasi ad esempio “manico”, ossessivamente e continuativamente dopo un minuto vero, sessanta secondi, sembra che perda di significato, resta solo un suono.
Qui il discorso potrebbe prendere strade davvero impervie, andando a toccare i partiti e i sindacati, i concetti di conservatore e innovatore e questo stesso post.
Infatti quanto detto per i quotidiani vale anche per i giornali on line che, a differenza dei quotidiani, non possono nemmeno essere usati per lavare i vetri. Il Corriere non fa eccezione: scrivi un pezzo e già è superato.

Anzi se riesco a scrivere qualcosa entro poco tempo contribuirò ad una sua più rapida obsolescenza.