domenica 6 ottobre 2013

Chi beve birra


Non era una notte buia e tempestosa come quelle di Snoopy.

Al contrario il sole bruciava; i soldati del plotone di esecuzione erano in attesa, con il fucile accanto al piede destro come previsto nell’addestramento formale per la posizione di riposo.
Il condannato uscì dalla porticina alla sinistra del cortile circondato dalla scorta. Un fremito percorse tutti, sia quelli che erano convinti che dovesse essere abbattuto, sia quelli che pensavano fosse più utile (non giusto) lasciarlo ancora in vita.
Si avvicinò il prete; bastarono pochi secondi di colloquio perché il condannato era sereno e pronto.
Si fece quindi avanti il comandante del plotone che pronunciò la domanda di rito: “Vuoi esprimere un ultimo desiderio?”
Il condannato sentì le gocce di sudore scendere dalla fronte e si guardò i bottoni della camicia per vederle cadere. All’improvviso gli tornò in mente un vecchio slogan pubblicitario “Chi beve birra campa cent’anni” e pensò che quello poteva essere il solo grammo di speranza. Al peggio di sarebbe solo rinfrescato la gola.
Portarono un boccale di birra che il condannato bevve lentamente ma tutto d’un fiato.
Lo slogan risultò vero; il tempo però si fermò e tutti restarono in attesa che il condannato compisse il suo centesimo compleanno. Lui rimase lì continuando a sudare e a temere che qualche soldato, stanco, lasciasse partire un colpo o forse sperando che in qualche modo quella tortura avesse fine.

Morale. Sarà stato un bene per Letta avere avuto la fiducia e continuare a governare sempre comunque con i fucili puntati su di lui?


martedì 1 ottobre 2013

Un po' per celia


La copertina del Venerdì di Repubblica di questa settimana è dedicata a Oscar Farinetti, quello che ha inventato Eataly,(*) il supermarket della qualità.

Napolitano due giorni fa a chi gli chiedeva se fosse ottimista ha risposto che l’ottimismo è giusto se opposto al pessimismo ma non se diventa ingenuità.


Insomma il tema dell’ottimismo prende quota proprio quando più buio si fa il panorama e la lancetta dell’umore volge al pessimismo.
Del resto è logico: la speranza è l’ultima a morire, come si dice fingendo di ignorare che nel momento in cui lo dici é molto probabile che sia già morta.

Ma l’ottimismo e il pessimismo sono una percezione della realtà o uno stato d’animo?

La nota immagine, ripresa anche da Marco Cicala nell’articolo sul Venerdì, del bicchiere mezzo pieno è ambigua quanto la domanda appena formulata. Facendo leva sul verbo vedere (semanticamente legato al concetto di realtà), induce ad avvalorare la tesi dell’ottimismo come percezione della realtà.
Ma si può smontare facilmente: tu vedi il bicchiere mezzo pieno perché sei in uno stato d’animo propositivo.

Per aiutarci a capire bisogna avere il coraggio di ricorrere ad accostamenti blasfemi: Jovanotti e Gramsci.

E’ noto che il buon Lorenzo, che ha iniziato la sua carriera come DJ e pian piano si sta consolidando come santone di intellettuali lievi (come me), un alias di quello che è stato Renato Zero per i ragazzi delle borgate, Lorenzo dicevamo, afferma di pensare positivo per il semplice fatto di essere vivo, ma subito corrobora l’assioma con “...niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare...”.

Al contrario con Gramsci siamo al pessimismo della ragione ma all'ottimismo della volontà.

La volontà può essere la chiave di volta, la pietra che regge l'arco che va dall'ottimismo al pessimismo e viceversa.
Teniamo presente, però, che la pietra (quella vera della volta) veniva lavorata, per renderla "acconcia" al compito che le si affidava.
La volontà va dunque “lavorata”, corroborata.

Non c'è bisogno di andare oltre. Lavorando sulla volontà si può restare su un accettabile equilibrio. Una determinazione propositiva può aiutarci ad uscire dalla percezione della realtà e dallo stato d'animo e rendere giustizia al pessimismo e all'ottimismo collocandoli nello spazio dell'azione e non in quello del pensiero.
O sono troppo ottimista?
O è talmente alto il livello del pessimismo da farmi nascondere dietro pseudo ragionamenti per non vedere l’orrore che abbiamo intorno?


 e un po' per non morir
I tifosi romani (o forse è più giusto parlare di simpatizzanti) sia romanisti che laziali, a mio parere tendono a mostrare la loro fede (o forse è meglio dire appartenenza) sportiva quando la loro squadra è al comando. In questo periodo a Roma è frequente incontrare uomini con casacche giallorosse o vedere sciarpe esposte sul cruscotto posteriore dell’auto. Lo stesso era successo un paio di anni fa con la Lazio prima in classifica per diverse giornate.
Quando invece la squadra va male i simpatizzanti disertano; preferiscono non mostrarsi.

In politica invece molti si comportano in maniera opposta. Se il loro partito di riferimento è al comando -leggi Governo- tendono a dissimulare la loro appartenenza. In pieno berlusconismo, per esempio, parlando con la gente sembrava nessuno l’avesse votato. Quando invece sono (o si sentono) all’opposizione non perdono occasione per mostrarsi e dichiararsi.
A ben pensarci è abbastanza ovvio; a partire da “piove governo ladro” in poi protestare, dirsi contro, criticare è lo sport preferito in ogni Paese. E noi siamo campioni del mondo.



NON APRITE QUEL CANCELLO!!

Disperata invocazione di tutti (spero proprio tutti) gli italiani rivolta a quella che viene definita in genere classe politica... senza un minimo di classe.







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Pochi forse lo sanno ma Farinetti dopo le parole di Calderoni sul Ministro Kyenge ha detto "A Eataly è vietato l'ingresso a persone come Calderoli, non può entrare per motivi di igiene." Non è pertinente con il testo ma mi è sembrato utile ricordarlo