Sono le 11 di sera; torno a casa in macchina. A 50 metri dal garage c’è un semaforo pedonale che quando è rosso dura una vita. Mi fermo e aspetto. Passano 20 secondi che in questi casi sembrano 20 minuti. Decido. “Non c’è nessuno, mi sento un cretino fermo qui ad aspettare: passo”.
Tornando a casa a piedi dal garage rimugino.
Qual è il confine tra il rispetto di un obbligo e la forbice di discrezionalità nell’interpretazione di una norma? Tecnicamente e in punta di forchetta (in questo caso si potrebbe dire in eccesso di pignoleria), un vigile appostato nell’ombra avrebbe senz’altro potuto contestarmi l’infrazione al codice della strada, ma avrebbe dovuto?
E qualora il vigile avesse chiuso un occhio, un suo collega appostato nell’ombra vicina avrebbe dovuto/potuto contestargli l’omissione di atti di ufficio?
Sono arrivato al portone di casa. Mi guardo intorno: non c’è nessuno, potrei uccidere questo gatto, ma non me la sento.
Infrangere o rispettare la legge dipende dalla convenienza del momento o dalla propria adesione alla norma?
Quando insegnavo cercavo di far capire ai miei alunni che la responsabilità è personale e la propria condotta non va delegata ad altri. Nominare un capoclasse che in assenza dell’insegnante scrivesse alla lavagna i “buoni” e i “cattivi” era sbagliato, diseducativo, perché ciascuno deve essere “buono” non per evitare di finire nella lista dei cattivi, ma perché è giusto non parlare a voce alta, non disturbare gli altri, ecc.
Ma altri colleghi nominavano il capoclasse (a turno, s’intende, perché erano democratici) e i ragazzi erano molto più contenti.
D’altra parte il popolo italiano, si sa, va trattato con il bastone e la carota. Lo ha detto Winston Churchill: “Continueremo ad agire sull’asino italiano da ambedue le parti, con una carota e con un bastone” e Mussolini ha intitolato un suo libro “Il tempo del bastone e della carota.” [Fonte internet, naturalmente].
In copertina il concetto di bastone/carota viene inquadrato politicamente.
<<Per redimersi bisogna soffrire, bisogna che i milioni e milioni di italiani di oggi e di domani vedano, sentano che cosa vuol dire da soggetto diventare oggetto della politica altrui. Bisogna bere nell’amaro calice fino alla feccia. Solo toccando il fondo si può risalire fino alle stelle>>
Ma il popolo italiano, abituato a soffrire e a essere oggetto della politica, si è talmente assuefatto alla sofferenza da non sentire più l’amaro del calice e quindi non riesce a individuare il fondo e di conseguenza non può risalire.
Così continuiamo a superare i limiti di velocità in autostrada se non c’è traffico (“non c’è nessuno, posso anche correre”); a buttare i rifiuti come capita perché “tanto lo fanno tutti e poi loro stessi (cioè l’azienda che raccoglie i rifiuti) alla fine mischiano tutto”; a indignarci quel tanto che basta per i funerali stile padrino (ma dopo tre giorni di telegiornali ci viene da dire “ancora!?”); a non accorgerci di leggi potenzialmente pericolose per la democrazia e continuiamo ad aspettare il capoclasse.