lunedì 2 gennaio 2017

Il brindisi

I suoni, si sa, ti arrivano tramite l’orecchio, ma passano sempre attraverso un cazzo di cervello.
Scusate, mi è scappato; il fatto di pensare al mio mi ha fatto sentire autorizzato a una qualche violenza. Spesso siamo molto più severi con noi stessi che con gli altri. Anche quando non sembra. Se butto un sarcasmo eccessivo su chi non la pensa come me, in fondo il bersaglio è la mia incapacità di farmi capire e apprezzare, di convincere l’altro.     
Ma torniamo al suono. Il tintinnìo dei bicchieri che si incrociavano a Capodanno mi è sembrato afono.
Falsato anche dai colpi di tosse, dai “non baciatemi” per non contagiare. Per non contagiare il raffreddore o lo stato d’animo?
Quel suono afono dei bicchieri e i pensieri di legno che si scontravano nel brutto cervello.
Pezzi di legno inanimati; in quel momento non riuscivo a colorarli, a rivestirli di un qualche materiale capace di provocare una vibrazione sonora, un’eco.
Per un attimo (o per il resto della serata, non riesco a quantificare) ho cercato di ricorrere all’odiato cervello: esaminando freddamente la situazione, quale augurio potrei formulare per sentire finalmente il suono dei calici di cristallo? La ripresa economica, la fine del terrorismo, una stagione di cooperazione tra le forze politiche per avviare vere riforme volte al bene comune. Ma impietose le immagini dell’ultimo attentato, i discorsi e i contro discorsi di fine anno, il vomito su facebook di tutto quello che passa per la mente, si fa per dire, di tutti e di chiunque…

Mi accontento di un anacoluto, mi sembra la forma sintattica più idonea per indicare quella sospensione nel vuoto che senti nella frase e nella testa.
Ma forse l’errore sta in quel “freddamente”. Un’analisi della situazione più “calda” forse porterebbe su strade migliori. Il caldo, il calore, evoca inevitabilmente il focolare e quindi gli affetti. Però questo sa di baro. Ti piace vincere facile e augurarti la salute, per te e per i tuoi, la serenità (che malignamente ti si concretizza nel cervello come una “bella vincita”), le tante soddisfazioni che hanno voce e movenze di bambini.
Forse ci sono. Per sentire risuonare il brindisi non posso contare sulle mie orecchie e sul mio cervello. Devo affidarmi ai bambini per il personale e a voi per il sociale.
Vi auguro di avere tanta forza e tanta capacità, intelligenza e umanità da farmi sentire l’allegro tintinnìo dei bicchieri che segnano l’inizio di un anno felice.

Ci riuscirete?