I suoni, si sa, ti arrivano tramite l’orecchio, ma
passano sempre attraverso un cazzo di cervello.
Scusate, mi è scappato; il fatto di pensare al mio
mi ha fatto sentire autorizzato a una qualche violenza. Spesso siamo molto più
severi con noi stessi che con gli altri. Anche quando non sembra. Se butto un
sarcasmo eccessivo su chi non la pensa come me, in fondo il bersaglio è la mia
incapacità di farmi capire e apprezzare, di convincere l’altro.
Ma torniamo al suono. Il tintinnìo dei bicchieri
che si incrociavano a Capodanno mi è sembrato afono.
Falsato anche dai colpi di tosse, dai “non
baciatemi” per non contagiare. Per non contagiare il raffreddore o lo stato d’animo?
Quel suono afono dei bicchieri e i pensieri di
legno che si scontravano nel brutto cervello.
Pezzi di legno inanimati; in quel momento non
riuscivo a colorarli, a rivestirli di un qualche materiale capace di provocare
una vibrazione sonora, un’eco.
Per un attimo (o per il resto della serata, non
riesco a quantificare) ho cercato di ricorrere all’odiato cervello: esaminando
freddamente la situazione, quale augurio potrei formulare per sentire
finalmente il suono dei calici di cristallo? La ripresa economica, la fine del
terrorismo, una stagione di cooperazione tra le forze politiche per avviare
vere riforme volte al bene comune. Ma impietose le immagini dell’ultimo
attentato, i discorsi e i contro discorsi di fine anno, il vomito su facebook
di tutto quello che passa per la mente, si fa per dire, di tutti e di chiunque…
Mi accontento di un anacoluto, mi sembra la forma
sintattica più idonea per indicare quella sospensione nel vuoto che senti nella
frase e nella testa.
Ma forse l’errore sta in quel “freddamente”.
Un’analisi della situazione più “calda” forse porterebbe su strade migliori. Il
caldo, il calore, evoca inevitabilmente il focolare e quindi gli affetti. Però
questo sa di baro. Ti piace vincere facile e augurarti la salute, per te e per
i tuoi, la serenità (che malignamente ti si concretizza nel cervello come una
“bella vincita”), le tante soddisfazioni che hanno voce e movenze di bambini.
Forse ci sono. Per sentire risuonare il brindisi
non posso contare sulle mie orecchie e sul mio cervello. Devo affidarmi ai
bambini per il personale e a voi per il sociale.
Vi auguro di avere tanta forza e tanta capacità,
intelligenza e umanità da farmi sentire l’allegro tintinnìo dei bicchieri che
segnano l’inizio di un anno felice.
Ci riuscirete?
