martedì 17 settembre 2013

La Costa Concordia



Il naufragio e il salvataggio della nave da crociera della Costa sono in qualche modo emblematici dell’Italia e degli italiani. C’è da un lato qualche sciagurato che la manda a fondo coprendo di vergogna tutti noi e dall’altro un recupero frutto di tanta capacità e professionalità da lasciare stupito il mondo.
Ma non vorrei che il nome di questa nave spingesse qualcuno ad individuare nella “concordia” la parola magica perché da lì alle larghe intese il passo sarebbe breve.
E in questo caso la concordia costa.

sabato 14 settembre 2013


La decadenza
(a cominciare dal sottoscritto, che non ha alcun imbarazzo a gestire questo argomento attraverso la canzone di Ivano Fossati)
In piena decadenza
Le parole non hanno chance
È proprio una faccenda inquietante
Il pensiero che degenera
  

Qui si mena il can per l’aia: la decadenza di Berlusconi dalla carica di Senatore è la parodia della decadenza più generale e generalizzata che ci investe tutti. Ma facciamo finta di niente.
Berlusconi non si rassegna; come noi.

Qui serve un segno di rispetto per la gente
In questa bassa marea

Serve un lampo nell’aria che si accenda

Oppure un’idea
C’est la décadence

***

Ogni tanto qualcuno ci prova a dare un segnale.

Qualche giorno fa Alberto Crespi sull’Unità invocava “Aridateci Frank Capra” per fermare la valanga di brutture (volutamente non uso termini come volgarità o sconcezze che richiamano istintivamente termini come censura e ipocrisia) che permeano i film in concorso a Venezia. [1]

E’ di oggi la notizia che una task force di scienziati sta studiando come evitare la fine del mondo, o perlomeno dell’umanità.
I pericoli che individuano vanno dalla possibilità che l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento a danno dell’umanità (come in ‘2001 odissea nello spazio’), agli attacchi cibernetici, infezioni di massa, asteroidi, cataclismi climatici e via sognando.[2]

Ma se volessimo alzare un po’ il tiro potremmo anche parlare di Papa Francesco.
“Il 15 agosto del 1534, Ignazio e gli altri sei studenti si incontrarono a Montmartre, vicino Parigi, legandosi reciprocamente con un voto di povertà e castità e fondando la Compagnia di Gesù allo scopo di eseguire lavoro missionario e di ospitalità a Gerusalemme o andare incondizionatamente in qualsiasi luogo il Papa avesse ordinato loro” (Wikipedia, Ignazio di Loyola).

La mia impressione è che il Papa gesuita stia ripercorrendo la strada del fondatore per cancellare il significato di “ipocrita”, spesso collegato al termine gesuita, e sottolineare quello del missionario. In fondo il gesuita è un seguace di Gesù e il Papa, assumendo il nome di Francesco, ha coniugato il concetto di povertà francescana a quello della povertà missionaria dei gesuiti.
Come Gesù, quindi, si fa missionario per arginare la decadenza della società, quella decadenza che Gesù individuava nella opulenza, nella corruzione e nell’ostentato disprezzo per la dignità della persona[3].
Mi rendo conto che mi sto lanciando troppo in alto, rispetto alle mie forze e ai miei forse.
Forse (appunto!) era meglio parlare di Berlusconi, tanto sull’argomento si può sproloquiare tranquillamente visto il livello della discussione che va dal pretendere la grazia con parole (non li posso definire “argomenti”), tipo: se Napolitano non concede la grazia a Berlusconi allora sciolga le camere (Santanchè); alla schizofrenia del “non ci saranno conseguenze sul governo” / “se Berlusconi decade è ovvio che non sarà possibile continuare la collaborazione con chi ci ha votato contro”.
Ma mi sorge un dubbio, reale, non retorico. Perché è necessaria un’autorizzazione parlamentare (che inevitabilmente diventa politica perché basata su un voto a maggioranza... di parlamentari) alla effettiva esecuzione di una condanna subita da un membro del Parlamento?

La questione fa capo all’immunità parlamentare che prima di mani pulite copriva anche la possibilità di “procedere” nei confronti di un rappresentante del Parlamento e dopo la riforma del 1993 (L.Cost. 3/1993) conferma la NON  necessità di richiedere l’autorizzazione a fronte di una sentenza irrevocabile di condanna. Per evitare malintesi rileggiamo l’articolo 68 della Costituzione nella parte di cui ci occupiamo.


 Sono in buona fede: non pretendo di saperne di più di insigni giuristi e costituzionalisti (ci mancherebbe!) che stanno dibattendo sulla applicabilità della legge Severino; però il dubbio viene.
Forse la condanna di Berlusconi non si può configurare come “irrevocabile”?

Ma non voglio addentrarmi più di tanto in questioni così squisitamente giuridiche.
Anche perché a questo punto mi verrebbe anche da dire che sottoporre il risultato di un procedimento giudiziario, condotto quindi dal potere giuridico, alla valutazione, di fatto, del potere legislativo, si potrebbe configurare come disconoscimento della autonomia dei poteri dello Stato.

Resterebbe fuori il potere esecutivo, ma si sa che il Governo non subirà conseguenze dal risultato del voto sulla decadenza di Berlusconi dallo scranno di Senatore.
Lo ha detto Berlusconi; Napolitano gli ha dato credito (il che non vuol dire che gli ha creduto); e potremmo concludere che “Bruto è un uomo d’onore”.


Ma alla fin fine ha ucciso Cesare.




[1] “Un padre stupra figlie e nipoti quando raggiungono gli 11 anni di età e poi le costringe a prostituirsi («Miss Violence», Grecia). Un giovane viene evirato e il suo membro viene allegramente tirato in giro per casa («Moebius», Corea)....”  dall’articolo di Crespi citato.
[2] Dall’articolo di Enrico  Franceschini su Repubblica.it del 14 settembre.
[3] Marco Terenzio Varrone nei suoi Rerum rusticarum libri III (i.17.1) propone una visione secondo cui gli schiavi dovevano essere classificati come strumenti parlanti, distinti dagli strumenti semiparlanti, gli animali, e gli strumenti non parlanti, ovvero gli attrezzi agricoli veri e propri. (Sempre dal fedele Wikipedia)