lunedì 27 novembre 2017

Chi lavora per chi

La campagna elettorale di Berlusconi, che lo portò alla vittoria nel 1994, era fortemente connotata dall’individuazione di un nemico: il comunismo. La scelta fu vincente perché il comunismo, sebbene in pratica non fosse più rappresentato qui da noi, era pur sempre uno spauracchio per la media e piccola borghesia.
C’era anche un secondo elemento: abilmente Berlusconi  sostenne che i comunisti avevano portato il Paese al disastro, accomunando  surrettiziamente la sinistra tout court al Governo. La doppia valenza fu vincente: se una sinistra collaterale al potere aveva portato il Paese in rovina figurarsi cosa avrebbe fatto se avesse vinto.
Nell'attuale campagna elettorale il nemico viene individuato nei 5 stelle. La mossa avrebbe in sé due potenziali risultati:  suggerire (a gran voce) come inutile il voto al PD in quanto ormai fuori gioco e incapace di opporsi al Movimento e designare la destra come unico baluardo in difesa della democrazia, messa in pericolo da una vittoria dei 5 stelle. 
Ma questa volta il gioco riesce a metà.
Il risultato di dare una mano al PD per restare ai margini della competizione senz’altro verrà ottenuto ma il secondo passaggio, cioè proporsi come baluardo contro la deriva nichilista dei 5 stelle, no.
La strategia di Berlusconi avrà infatti come risultato un rafforzamento dei grillini che, a differenza della sinistra del ’94, non potranno essere visti omologhi al potere. Neppure le défaillance  della Raggi basteranno a mettere la pulce nell’orecchio degli elettori, anche perché da qui al momento delle elezioni Grillo, che sa perfettamente della possibile incriminazione della Sindaca, avrà provveduto a sostituirla con Di Battista che non a caso ha annunciato che non si candiderà alle prossime elezioni.

E così, ancora una volta, come quasi cento anni fa, l’elettore farà suo il pensiero attribuito a Vittorio Emanuele III a proposito del fascismo “ne abbiamo provate tante, proviamo anche questa”.