venerdì 23 dicembre 2016

NATALE

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare


 (Giuseppe Ungaretti)

sabato 3 dicembre 2016

Basta un SI?

Diciamo subito che il 4 dicembre un SI è condizione necessaria ma non sufficiente…
Necessaria per non interrompere un processo di innovazione che, per quanto stentato e ondivago, sta assicurando all’Italia una parziale stabilità.
Non sufficiente perché la parziale stabilità riguarda l’esterno e non l’interno.
L’esterno, l’Europa. I mercati, questa entità immanente eppure inafferrabile, vogliono che Renzi vada avanti; e questa è, per molti, una ragione in più per votare no, perché “i mercati” sono sinonimo di “poteri forti”, evocati da tutti; di volta in volta da destra o da sinistra individuati come coloro che “tengono i fili” i burattinai. Berlusconi nel 2011 ha incluso nei poteri forti anche “le scuole superiori e l’università”. Ad essere un po’ seri diciamo che “le banche”, altro demone della politica, sono additate come i principali poteri forti, che in pratica condizionano e tengono in pugno la politica mondiale. Ma il potere delle Banche non è un frutto della moderna globalizzazione. Già i Bardi e i Peruzzi, con il crack del 1330 gettarono nel panico “i mercati” e Villani racconta che a Firenze «non rimane quasi sostanza di pecunia ne’ nostri cittadini».
Come si vede il discorso è subito scivolato su argomenti che nulla hanno a che fare con il referendum, e qui andiamo al versante interno.
La frattura che il referendum ha creato all’interno della realtà politica italiana era inevitabile per il motivo molto semplice, anche se politicamente scorretto, che dei contenuti del referendum pochi sanno e molti volutamente ignorano. Lo so, é un atteggiamento antipatico e saccente: ma quanti di coloro che andranno a votare, per il SI o per il NO, sanno (per parlare del più semplice dei quesiti) cosa è il CNEL e che funzione ha? E come si fa a capirlo dalle argomentazioni dell’una e dell’altra parte? Personalmente ritengo di non avere gli strumenti idonei per giudicare, con le mie sole conoscenze, la validità della riforma che dovrei approvare o respingere.

Per me la scheda “referendaria” (non a caso da molti indicata erroneamente con il termine “elettorale”) doveva essere formulata così:

Come a dire “Se siete onesti dovete leggere il testo della legge prima di esprimere il vostro voto”. In questo modo sarebbe risultata chiara la connotazione fuorviante dello strumento referendario: che passa per essere uno spazio di democrazia diretta e invece non lo è, perché tranne una piccola percentuale di elettori (e sono ottimista), la stragrande maggioranza non vota per il contenuto del referendum ma a favore o contro il Governo.
Da qui la frattura e la precarietà della situazione politica interna, con scenari apocalittici che incombono minacciosi nei discorsi di entrambi gli schieramenti.
Una cosa però credo si possa realisticamente immaginare. In caso di vittoria del NO, si determinerebbe inevitabilmente un clima di instabilità politica che di per sé non sarebbe diverso da tanti altri passaggi più o meno traumatici della nostra storia, ma che oggi, con l’incalzare di un vento di destra che dagli Stati Uniti soffia su parte dell’Europa soprattutto a Est; con il desiderio non tanto strisciante, da parte di questi Paesi e non solo, di far pagare all’Italia un non mistificato “puntare i piedi” sul rispetto delle regole in fatto di immigrazione e finanziamenti; con l’affilare dei coltelli da parte delle diverse anime del NO, per infierire sul nemico sconfitto al fine di conquistare prestigio e credito all’interno del fronte; con tutto ciò credo che la vittoria del NO non sia auspicabile.
Ma perché in Italia (ma ormai possiamo globalizzare anche le brutture) le “regole” vengono considerate una sorta di imbarazzante tradizione?
Nel “Paese normale” che auspicava D’Alema - lavorando sodo per costruirlo anomalo- i Governi si sfiduciano in Parlamento; è quella la sede per “mandarli a casa”, espressione volgare che fa il paio con “le mani in tasca degli Italiani”.
Perché far cadere il Governo votando contro la riforma Costituzionale! Non sarebbe più logico presentare una mozione di sfiducia in Parlamento, sede naturale dell’agone politico?
E perché non si può considerare l’ipotesi che, qualunque sia l’esito del Referendum, i due schieramenti non possano competere correttamente, pur ovviamente cercando di far prevalere il proprio modo di intendere la gestione della Res publica, per arrivare ad una nuova riforma della Costituzione (se vince il NO); oppure,  se vince il SI, lavorare alla formulazione di adeguati strumenti – legge elettorale, modalità di elezione dei nuovi senatori- che riescano a compensare le eventuali carenze della riforma approvata?
Erano domande retoriche.
Perché la politica, come diceva Gaber, è schifosa e fa male alla pelle.
Io se fossi Dionaturalmente io chiuderei la bocca a tanta gentenel regno dei cieli non vorrei ministriné gente di partito tra le palleperché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
Ma io non sono Dio; nemmeno sono propenso a sentirmi due dita al di sopra degli altri. Ma non per questo al di sotto.
Allora per stare alla pari dei tanti che si sono profusi nel pubblicare il loro NO ho provato a fare due chiacchiere sul mio SI, senza avere la pretesa di convincere ma certamente non per giustificarmi