La
decadenza
In piena decadenza
È proprio una faccenda inquietante
Il pensiero che degenera
Qui si mena il can per l’aia: la decadenza di Berlusconi
dalla carica di Senatore è la parodia della decadenza più generale e
generalizzata che ci investe tutti. Ma facciamo finta di niente.
Berlusconi non si rassegna; come noi.
Qui serve un segno di rispetto per la
gente
In questa bassa marea
Serve un lampo nell’aria che si accenda
Oppure un’idea
C’est la décadence
***
Ogni tanto qualcuno ci prova a dare un segnale.
Qualche giorno fa Alberto Crespi sull’Unità invocava
“Aridateci Frank Capra” per fermare la valanga di brutture (volutamente non uso
termini come volgarità o sconcezze che richiamano istintivamente termini come
censura e ipocrisia) che permeano i film in concorso a Venezia. [1]
E’ di oggi la notizia che una task force di scienziati sta
studiando come evitare la fine del mondo, o perlomeno dell’umanità.
I pericoli che individuano vanno dalla possibilità che
l’intelligenza artificiale prenda il sopravvento a danno dell’umanità (come in
‘2001 odissea nello spazio’), agli attacchi cibernetici, infezioni di massa,
asteroidi, cataclismi climatici e via sognando.[2]
Ma se volessimo alzare un po’ il tiro potremmo anche parlare
di Papa Francesco.
“Il 15 agosto
del 1534, Ignazio e gli altri sei studenti si incontrarono a Montmartre, vicino
Parigi, legandosi reciprocamente con un voto di povertà e castità e fondando la
Compagnia di Gesù allo scopo di eseguire lavoro missionario e di
ospitalità a Gerusalemme o andare incondizionatamente in qualsiasi luogo il
Papa avesse ordinato loro” (Wikipedia, Ignazio di Loyola).
La mia impressione è che il Papa gesuita stia ripercorrendo
la strada del fondatore per cancellare il significato di “ipocrita”, spesso
collegato al termine gesuita, e sottolineare quello del missionario. In fondo
il gesuita è un seguace di Gesù e il Papa, assumendo il nome di Francesco, ha
coniugato il concetto di povertà francescana a quello della povertà missionaria
dei gesuiti.
Come Gesù, quindi, si fa missionario per arginare la
decadenza della società, quella decadenza che Gesù individuava nella opulenza,
nella corruzione e nell’ostentato disprezzo per la dignità della persona[3].
Mi rendo conto che mi sto
lanciando troppo in alto, rispetto alle mie forze e ai miei forse.
Forse (appunto!) era meglio
parlare di Berlusconi, tanto sull’argomento si può sproloquiare tranquillamente
visto il livello della discussione che va dal pretendere la grazia con parole
(non li posso definire “argomenti”), tipo: se Napolitano non concede la grazia
a Berlusconi allora sciolga le camere (Santanchè); alla schizofrenia del “non
ci saranno conseguenze sul governo” / “se Berlusconi decade è ovvio che non
sarà possibile continuare la collaborazione con chi ci ha votato contro”.
Ma mi sorge un dubbio, reale, non retorico. Perché è
necessaria un’autorizzazione parlamentare (che inevitabilmente diventa politica
perché basata su un voto a maggioranza... di parlamentari) alla effettiva
esecuzione di una condanna subita da un membro del Parlamento?
La
questione fa capo all’immunità parlamentare che prima di mani pulite copriva
anche la possibilità di “procedere” nei confronti di un rappresentante del
Parlamento e dopo la riforma del 1993 (L.Cost. 3/1993) conferma la NON necessità di richiedere l’autorizzazione
a fronte di una sentenza irrevocabile di condanna. Per evitare malintesi
rileggiamo l’articolo 68 della Costituzione nella parte di cui ci occupiamo.
Sono in buona fede: non pretendo
di saperne di più di insigni giuristi e costituzionalisti (ci mancherebbe!) che
stanno dibattendo sulla applicabilità della legge Severino; però il dubbio
viene.
Forse la condanna di Berlusconi
non si può configurare come “irrevocabile”?
Ma non voglio addentrarmi più di
tanto in questioni così squisitamente giuridiche.
Anche perché a questo punto mi
verrebbe anche da dire che sottoporre il risultato di un procedimento
giudiziario, condotto quindi dal potere giuridico, alla valutazione, di fatto,
del potere legislativo, si potrebbe configurare come disconoscimento della
autonomia dei poteri dello Stato.
Resterebbe fuori il potere
esecutivo, ma si sa che il Governo non subirà conseguenze dal risultato del
voto sulla decadenza di Berlusconi dallo scranno di Senatore.
Lo ha detto Berlusconi; Napolitano
gli ha dato credito (il che non vuol dire che gli ha creduto); e potremmo
concludere che “Bruto è un uomo d’onore”.
Ma alla fin fine ha ucciso Cesare.
[1] “Un padre
stupra figlie e nipoti quando raggiungono gli 11 anni di età e poi le costringe
a prostituirsi («Miss Violence», Grecia). Un giovane viene evirato e il suo
membro viene allegramente tirato in giro per casa («Moebius», Corea)....” dall’articolo di Crespi citato.
[2] Dall’articolo di
Enrico Franceschini su
Repubblica.it del 14 settembre.
[3] Marco
Terenzio Varrone
nei suoi Rerum rusticarum libri III (i.17.1) propone una visione secondo
cui gli schiavi dovevano essere classificati come strumenti parlanti,
distinti dagli strumenti semiparlanti, gli animali, e gli strumenti
non parlanti, ovvero gli attrezzi agricoli veri e propri. (Sempre dal
fedele Wikipedia)


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