Non era una notte buia e tempestosa come quelle di Snoopy.
Al contrario il sole bruciava; i soldati del plotone di
esecuzione erano in attesa, con il fucile accanto al piede destro come previsto
nell’addestramento formale per la posizione di riposo.
Il condannato uscì dalla porticina alla sinistra del cortile
circondato dalla scorta. Un fremito percorse tutti, sia quelli che erano
convinti che dovesse essere abbattuto, sia quelli che pensavano fosse più utile
(non giusto) lasciarlo ancora in vita.
Si avvicinò il prete; bastarono pochi secondi di colloquio perché
il condannato era sereno e pronto.
Si fece quindi avanti il comandante del plotone che
pronunciò la domanda di rito: “Vuoi esprimere un ultimo desiderio?”
Il condannato sentì le gocce di sudore scendere dalla fronte
e si guardò i bottoni della camicia per vederle cadere. All’improvviso gli tornò
in mente un vecchio slogan pubblicitario “Chi beve birra campa cent’anni” e
pensò che quello poteva essere il solo grammo di speranza. Al peggio di sarebbe
solo rinfrescato la gola.
Portarono un boccale di birra che il condannato bevve lentamente
ma tutto d’un fiato.
Lo slogan risultò vero; il tempo però si fermò e tutti
restarono in attesa che il condannato compisse il suo centesimo compleanno. Lui
rimase lì continuando a sudare e a temere che qualche soldato, stanco,
lasciasse partire un colpo o forse sperando che in qualche modo quella tortura
avesse fine.
Morale. Sarà
stato un bene per Letta avere avuto la fiducia e continuare a governare sempre
comunque con i fucili puntati su di lui?

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