domenica 5 aprile 2015

Piove

Piove il dolore su di noi. Certo il dolore per le vittime, a centinaia ogni giorno, per un aereo caduto, per una scuola assaltata; ma anche il dolore per l’incapacità di capire, per il senso di impotenza che ormai fa parte del quotidiano, fa parte dell’essenza stessa di noi, transfughi di ideologie ma anche di idee.
E tutto intorno spinge per confonderci.
L’aereo è stato volontariamente scagliato contro le montagne dal pilota lucidamente impazzito e vinto lui stesso dal proprio narcisismo, come sembra che tutti, concordemente, vogliano certificare, o è l’ennesimo mistero che ci porteremo dietro per anni?
Se ne avremo il tempo, se l’Isis non ci costringerà a ben altre preoccupazioni.
E la morte di esseri umani è certo che sia più dolorosa della distruzione delle antiche civiltà?
Non so quantificare il dolore per la cancellazione delle civiltà mesopotamiche.
E mi viene sulle labbra un sorriso di compatimento per me stesso quando mi soffermo a leggere delle miserie del nostro panorama politico. Che in prospettiva è anch’esso drammatico quanto basta per sgretolare dall’interno la nostra democrazia, e la nostra stessa cultura democratica.
E allora, preso per un attimo nelle mìsere misèrie semisèrie della politica nazionale, penso con apprensione alla possibilità che si vada al voto. Che farò se sarò messo nella condizione di dover scegliere visto che per antica etica escludo l’astensione?

Oggi è Pasqua e piove.
Ieri ho dato la mancia al benzinaio arabo augurandogli Buona Pasqua; poi ho pensato che per lui non è una festività; gliel’ho chiesto. Ha risposto a mezza bocca di no, forse temendo di deludermi e farmi pentire per la mancia. L’ho rassicurato con una pacca sulla spalla e mi sono pentito di avergli fatto quella domanda: la buona Pasqua non vale nemmeno per me, perché non sono credente. Ma nessuno facendomi gli auguri mi importuna con quella domanda perché la mia faccia bianca rassicura sui miei sentimenti religiosi.
E così andando; tra ipocrisie e indifferenza, tra sbalzi di umore e un sottotono costante, tra speranza di sperare e insperati momenti di serena inspiegabile pacificazione.
E adesso come faccio ad augurarvi Buona Pasqua?

Forse il solo fatto che nonostante tutto ho trovato un momento per condividere il dolore di cui ho parlato all’inizio è già il viatico per un augurio sincero di una Buona Resurrezione.

Nessun commento: