lunedì 20 giugno 2016

Le fidanzate

Ai tempi dell’Università avevo due amici che godevano di un certo favore nel mondo femminile e quindi cambiavano spesso partner. La differenza tra loro era nelle modalità con cui effettuavano il cambio. Uno era deciso, quasi crudele: quando riteneva esaurito il rapporto congedava la malcapitata senza troppe remore. L’altro era attendista: cominciava lentamente ad allentare i rapporti, poi a modificare i propri comportamenti, fino a quando veniva lasciato dalla ragazza. Lui restava una vittima innocente, erano le donne a lasciarlo.
Spostando l’interesse dall’universo femminile all’universo elettorale i due miei amici potrebbero benissimo essere Grillo e Renzi (anche se nessuno dei due lo è).
Grillo non lo manda a dire: se uno non gli sta bene lo licenzia, punto e basta.
Renzi invece si fa lasciare; un passo dopo l’altro spinge i suoi partner ad abbandonarlo, fino a fare il vuoto intorno a sé.
E qui è il punto. Il mio amico universitario prima di arrivare a farsi lasciare dalla fidanzata di turno aveva già messo solide basi per il ricambio. Renzi invece non se ne preoccupa: ha fatto fuori Marino non avendo un’alternativa, anzi sapendo di lasciare campo libero ai 5 stelle (e se non lo aveva previsto è ancora più colpevole).
Al contrario Grillo ha fatto il pieno, ma non intorno a sé: e questa è la mossa d’artista.
Lui, che ha coagulato consensi con istrionici personalismi, da bravo animale da palcoscenico ha capito quando era il momento di spostare i riflettori da un’altra parte; in questa tornata elettorale non si votava per Grillo, ma per il movimento e soprattutto per giovani donne, che è cool. 
Ha saputo e potuto farlo anche perché non è ossessionato dalla leadership ben consapevole che comunque resta a lui. Renzi invece ha il problema della leadership, anzi si può dire che per lui sì che è un’ossessione fin da quando ha cominciato la scalata rottamando le leadership che cercavano di contrastarlo.
Per la verità anche lui si è un po’ defilato dalle amministrative, spostando l’attenzione non sui candidati ma su se stesso come pietra miliare del referendum. Il povero Giachetti ha detto di assumere su di se la responsabilità della sconfitta: aveva chiesto mano libera e gli è stata data. Invece glie è stata pesantemente accollata.
Renzi ha detto che dopo i ballottaggi sarebbe entrato nelle correnti con il lanciafiamme: ma le correnti a volte spirano in direzioni impreviste. Non è detto che non ne esca scottato.

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