Ai tempi dell’Università avevo due amici che
godevano di un certo favore nel mondo femminile e quindi cambiavano spesso
partner. La differenza tra loro era nelle modalità con cui effettuavano il
cambio. Uno era deciso, quasi crudele: quando riteneva esaurito il rapporto
congedava la malcapitata senza troppe remore. L’altro era attendista:
cominciava lentamente ad allentare i rapporti, poi a modificare i propri
comportamenti, fino a quando veniva lasciato dalla ragazza. Lui restava una
vittima innocente, erano le donne a lasciarlo.
Spostando l’interesse dall’universo femminile
all’universo elettorale i due miei amici potrebbero benissimo essere Grillo e
Renzi (anche se nessuno dei due lo è).
Grillo non lo manda a dire: se uno non gli sta
bene lo licenzia, punto e basta.
Renzi invece si fa lasciare; un passo dopo l’altro
spinge i suoi partner ad abbandonarlo, fino a fare il vuoto intorno a sé.
E qui è il punto. Il mio amico universitario prima
di arrivare a farsi lasciare dalla fidanzata di turno aveva già messo solide
basi per il ricambio. Renzi invece non se ne preoccupa: ha fatto fuori Marino
non avendo un’alternativa, anzi sapendo di lasciare campo libero ai 5 stelle (e
se non lo aveva previsto è ancora più colpevole).
Al contrario Grillo ha fatto il pieno, ma non
intorno a sé: e questa è la mossa d’artista.
Lui, che ha coagulato consensi con istrionici
personalismi, da bravo animale da palcoscenico ha capito quando era il momento
di spostare i riflettori da un’altra parte; in questa tornata elettorale non si
votava per Grillo, ma per il movimento e soprattutto per giovani donne, che è cool.
Ha saputo e potuto farlo anche perché non è ossessionato dalla
leadership ben consapevole che comunque resta a lui. Renzi invece ha il
problema della leadership, anzi si può dire che per lui sì che è un’ossessione
fin da quando ha cominciato la scalata rottamando le leadership che cercavano
di contrastarlo.
Per la verità anche lui si è un po’ defilato dalle
amministrative, spostando l’attenzione non sui candidati ma su se stesso come
pietra miliare del referendum. Il povero Giachetti ha detto di assumere su di
se la responsabilità della sconfitta: aveva chiesto mano libera e gli è stata
data. Invece glie è stata pesantemente accollata.
Renzi ha detto che dopo i ballottaggi sarebbe entrato
nelle correnti con il lanciafiamme: ma le correnti a volte spirano in direzioni
impreviste. Non è detto che non ne esca scottato.
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