Condividere dovrebbe essere qualcosa di molto
personale e impegnativo. Condividere un’idea o condividere un panino coinvolge
due persone in maniera che quasi sfiora l’intimità.
Un’idea puoi condividerla anche con molte persone,
un panino meno. Se poi condividi un’idea con migliaia di persone allora due
sono le possibilità: o sei un leader carismatico o sei su Facebook.
E qui si pone una riflessione.
La condivisione di un’idea tra due individui, o
comunque entro una ristretta cerchia di persone, non pone problemi. È necessariamente
il frutto di una discussione; ognuno avrà espresso il proprio parere, avrà
valorizzato le proprie inevitabili sfumature di interpretazione, magari
qualcuno si sarà anche accalorato ma alla fine, se c’è stata la condivisione,
vuol dire che si è raggiunta l’unanimità.
Se parliamo della condivisione di un’idea con un
leader carismatico è necessario approfondire il concetto. In quel caso la
condivisione non è il frutto di un ragionamento partecipato; si tratta piuttosto
di una tua personale adesione a quell’idea, adesione che il leader ignora. Se
si tratta di un leader politico avrà un riscontro indiretto della condivisione
della sua idea dal numero delle persone che lo avranno votato, ma non li
conosce uno a uno. Se è un leader religioso conterà le folle che lo ascoltano,
se è un cantante (sì anche loro sono leader) conterà gli stadi pieni ai suoi
concerti, eccetera eccetera.
La condivisione su facebook è un’altra faccenda.
Da un lato è simile a quella del gruppo ristretto
in quanto è nota a tutti quelli che la leggeranno. Anche chi ha espresso l’idea
iniziale saprà della tua adesione.
Dall’altro è estesa potenzialmente a migliaia di
persone e quindi potrebbe sembrare una condivisione simile a quella descritta per
il leader carismatico. Questa accezione appare ancora più valida se si
considera che la condivisione su Facebook ha legami deboli con chi ha “postato”
l’idea o la frase che tu condividi e ancor meno ne ha con tutti gli altri che mettono
il loro “condivido”.
Ma soprattutto la caratteristica che connota la
condivisione su facebook è la (quasi) assenza di quella discussione che accompagna
la condivisione che, come abbiamo visto, è peculiare del rapporto in un gruppo
ristretto.
Perché quel “quasi” tra parentesi?
Perché bisogna dire che le cose, in questo senso
sono migliorate. All’inizio su Facebook si poteva esprimere solo “mi piace” il
che creava delle situazioni abbastanza imbarazzanti, come quella di mettere un
mi piace al post di chi annunciava la morte del proprio cane.
In
effetti adesso un minimo di riscontro tra chi posta un concetto e chi condivide
ci può essere in quanto si può scegliere tra diversi simboli.
Inoltre ci si può non limitare a condividere ma si
può aggiungere un commento. E chi legge il commento può a sua volta commentare.
Ma Facebook è un mezzo di comunicazione rapido,
contingente. Non si elaborano molto i concetti, spesso ci si limita ad una
frase di consenso o di dissenso; parlare di condivisione come coinvolgimento
tra due o più intelligenze appare sproporzionato.
Ma secondo me la cosa anche più lesiva delle
intelligenze è l’enorme quantità di condivisioni. In pratica la maggior parte
dei frequentatori di facebook si limita a condividere quello che ha detto
qualcun altro, tutt’al più alcuni esprimono un commento, ma chi produce i
pensieri?
La girandola dei condivido, che rimbalzano da un
utente all’altro fa perdere di vista l’origine del post. Insomma – e sottolineo
secondo me – molti sono i condivido,
ma pochi i cogito.

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