Ci sono delle novità politiche e giudiziarie che non possono
passare inosservate.
Intanto c’è un mutamento che forse potrei definire
“epocale”; la giustizia giusta, tanto evocata in questi anni, finalmente sembra
farsi largo tra le maglie di una giustizia da troppo tempo imbalsamata
nell’assurda osservanza delle leggi.
Oggi c’è la condanna con avvertimento.
Finalmente la giustizia si accorge dell’articolo 27 della
Costituzione “Le
pene ... devono tendere alla rieducazione del condannato.”
Quale migliore interpretazione di questo articolo
se non quella del Procuratore di Milano che avverte Berlusconi: sei assegnato
ai servizi sociali MA... se diffami i giudici ci ripensiamo? E’ una
rieducazione preventiva.
D’ora in poi, poiché i precedenti costituiscono
giurisprudenza, chiunque abbia commesso un reato può contare in una pena lieve,
condizionata però ad una futura condotta irreprensibile.
Quello che risulta non proprio limpido è il perché
non si possa inasprire la pena se, per esempio, il condannato si mette a
diffamare gli idraulici.
Forse il criterio è quello di sanzionare non il
reato per il quale il soggetto è stato condannato ma quello per il quale
risulta recidivo, insomma il reato in cui incorre più frequentemente. No.
Nemmeno questa spiegazione è corretta, perché la diffamazione dei Giudici in
Italia non è un reato, stando a quello che si è visto in questi anni.
Pochi giorni prima della decisione del Tribunale di
sorveglianza sulle modalità di espiazione della pena, Berlusconi si rammaricava
del fatto che “dopo aver lottato per 20 anni per la libertà sono qui a
dipendere da una mafia di giudici” e non gli è stato contestato alcun reato
(come del resto in tutti questi anni ad ogni dichiarazione di questo tipo).
Non solo diffamazione ma anche minacce “tenetevi pronti,
perché se va come temo, scateniamo la fine del mondo".
Ho immaginato un consiglio di classe in seduta per gli
scrutini finali e un alunno esuberante (leggi bullo/teppista) che davanti al
portone della scuola grida e minaccia di spaccare tutto se lo bocciano. In
genere gli insegnanti non sottostanno a questo tipo di ricatto, ma bisogna
anche ammettere che dalla loro decisione non dipendono le sorti del Paese.
Allora, se diffamare i giudici non risulta configurato come
reato forse la pena va inasprita se si persevera nelle brutte abitudini.
Questa interpretazione credo che possa andare, perché
diffamare i magistrati sicuramente è una brutta abitudine.
Allora riepiloghiamo; se uno viene condannato ai servizi sociali
ma poi continua a mettersi le dita nel naso allora si passa agli arresti
domiciliari, anche per risparmiare alla gente per strada questo brutto spettacolo.
Però somiglia troppo all’assoluzione che dava il prete con
la promessa che non avresti ripetuto il peccato. E noi, felicemente adolescenti
con legittimi brufoli, continuavamo imperterriti a peccare infischiandocene
della promessa fatta e della vista.
Certo non è facile interpretare il senso vero di questa
giustizia giusta.
Metti anche Dell’Utri.
Appena emesso il mandato di cattura si è scoperto che non
era reperibile. Sui giornali, con molta circospezione, si è perfino parlato di
latitanza. Dell’Utri ha fatto sapere che non intendeva sottrarsi al giudizio e
appena scovato in un lussuoso albergo di Beirut, molto probabilmente
convenzionato con le locali ASL per le cure cardiologiche, ha fatto opposizione
al mandato di estradizione.
Anche qui siamo di fronte ad una novità, non proprio
eclatante ma da sottolineare: voler affrontare serenamente il giudizio di un
tribunale non comporta necessariamente la propria presenza nell’aula. Uno può
essere pronto anche a subire una condanna ma in teleconferenza.
Trovare altri esempi che avvalorino questa tesi non è
difficile; infatti ho precisato che non si tratta di una grande novità. Il caso
più noto è quello di Craxi, che ha espiato la propria pena in teleconferenza
dall’area mediorientale.
Inoltre bisogna tenere conto che, a quanto pare, Dell’Utri
stava svolgendo una missione di politica estera affidatagli da Berlusconi per
conto di Putin.
E anche qui siamo di fronte ad una grossa novità politica.
I governi ombra l’ha inventati il PCI (scusate la
parolaccia) tanti anni fa. Il partito nominava dei suoi responsabili dei
Dicasteri più importanti che esprimevano la
linea politica del
partito sugli avvenimenti, insomma del tipo “se fossimo noi al governo faremmo
così”.
Qui siamo di fronte ad un deciso passo in avanti;
Berlusconi, che in fondo ha sempre ammirato e invidiato il PC centralista dei
tempi che fu, dalla sua posizione di leader dell’opposizione incarica i suoi
uomini di fiducia di missioni diplomatiche all’estero.
Per prudenza però, essendo lui condannato e l’altro pure
(tra poco) lo fa di nascosto.
Dell’Utri, del resto, non poteva certo rifiutare l’incarico.
Dove lo trovi uno fedele come lui che sta per andare in galera per aver
favorito i contatti tra la mafia e Berlusconi, per assicurare a quest’ultimo la
protezione?
Vi chiederete come mai non ci sia alcun capo di imputazione
per Berlusconi.
Forse perché in questo caso è stata applicata la regola
condominiale della protezione del bene. Infatti se tu metti delle grate alla
finestra per proteggerti dai ladri il condominio non ti può citare per avere
deturpato la facciata del palazzo.
Così Berlusconi non può essere accusato di volersi
proteggere.
O forse Berlusconi vuole aiutare il suo vecchio amico per
timore che questi sveli particolari compromettenti, per esempio che non pagava
i contributi a Mangano?
Tutto sommato credo che queste novità non so’ stanziali ma
nomadi, seguono solo alcuni imputati.
Ultim’ora. La pronuncia della Cassazione è stata rinviata perché
i difensori di Dell’Utri sono malati. Si tratta ora di sapere in quale Hotel si
stanno curando.
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