martedì 5 agosto 2014

Affinità

Lucia Annunziata titola su L'Huffington Post “Matteo Renzi, l’evasivo” e parla del patto che Renzi ha concluso con l’evasore.
Dal punto di vista linguistico la radice è comune.
Politicamente?
Non ho strumenti adeguati per un’analisi politica e perciò mi affido ad altri. Del resto ho dichiarato fin dalla nascita del Corriere che avrei raccolto quello che trovavo nel web e sulla stampa. Per questa volta quindi il Corriere funge da piccola rassegna stampa.

Comincio da Scalfari che nell’editoriale di domenica scorsa, a proposito della presunta deriva autoritaria di Renzi, diceva.
“Personalmente sono meno pessimista e quando penso al nostro presidente del Consiglio il cursus di Napoleone non mi viene neanche in mente e neppure quello di Benito Mussolini. Però mi viene in mente Bettino Craxi, quello sì, e debbo ammettere che non mi piace per niente.
Craxi era un socialista, ma di destra non di sinistra. Era alleato della Dc che aveva molti più voti di lui ma i suoi erano determinanti, quelli democristiani erano divisi in correnti molto in contrasto tra loro. Lui avrebbe voluto che Berlinguer lo appoggiasse restando però all'opposizione. Un piano alquanto bizzarro.

Anche Renzi vorrebbe che la sinistra lo appoggiasse e perfino i 5Stelle. Ma il vero cardine è con Berlusconi, la sua forza sta lì, nel patto del Nazareno.”

Abbiamo quindi una prima risposta alla domanda: anche politicamente si può intravvedere una radice comune.
A seguire leggiamo quello che dice Ilvo Diamanti sempre a proposito della deriva autoritaria.
Così, nel corso degli anni, l'Italia ha cambiato forma istituzionale e costituzionale. A metà fra presidenzialismo e premierato. Fra accentramento e federalismo. Senza disegni né riforme di sistema. Di fatto. Inseguendo emergenze continue e in-finite. Reagendo a spinte particolari e faziose. Chi accusa Renzi, oggi, di stravolgere la Costituzione dimentica, dunque, che ciò è già avvenuto. Da tempo. Almeno da vent'anni. E da vent'anni siamo divenuti una Repubblica "preterintenzionale". Dove vige una democrazia ibrida, a metà fra personalizzazione ultrà e partecipazione diretta. Fra leaderismo e rete. Fra Tv e Web. A Renzi, semmai, si dovrebbe imputare di non avere inventato nulla. E di non avere l'intenzione di farlo. Cioè, di non essere interessato tanto a dare senso al caos, pardon, al "caso" istituzionale, che (s)regola il Paese. Ma, semmai, di assecondarlo. Selettivamente. Accentuando e rafforzando gli aspetti più coerenti con i suoi interessi. E con la sua vocazione di Leader del PdR. [ndr. Diamanti ironizzando sulla leadership di Renzi parla di Partito di Renzi). Alla guida di un governo personale e di una democrazia per caso.

Anche qui abbiamo un riscontro sulle affinità elettive tra Renzi e Berlusconi; vedi il riferimento all’ultimo ventennio alla democrazia tra leaderismo e Tv. Una perla, secondo me, è l’espressione “Repubblica preterintenzionale”.
E per finire mi sembra giusto citare Annunziata, da cui sono partito.

Non sono iscritta al partito di chi crede che Renzi farà Cesare o Napoleone - per essere l'uno o l'altro ci vuole un po' più di visione di quel che finora ci ha mostrato. Ma di nomine, sostituzioni di persone, battaglie per il controllo dei ministeri, alleanze e disalleanze politiche: di questo il giovane premier si è rivelato espertissimo. Riducendo di fatti il suo promesso nuovo inizio a un soffocante neo parlamentarismo, riportando in primissimo piano la politica politicista. Da cui il paese reale, a parte le sue visite a favore di telecamere, è stato di nuovo totalmente escluso.

Queste ultime parole sono di una drammaticità nascosta; per vederla nella sua interezza occorre ancora una volta scorrere i titoli dei giornali che parlano oggi di crescita zero e di recessione.


Detto tutto questo non mi resta che augurarvi Buon ferragosto, sperando che gli analisti siano un po’ troppo pessimisti e che tutto sommato “lo Stellone” d’Italia avrà la meglio.

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