sabato 4 ottobre 2014

Obsolescenza programmata

Sai quelle dicerie sui meccanici disonesti che ti riparano un danno alla macchina e manomettono un altro pezzo in modo che si rompa da lì a poco?
Sicuramente sono dicerie; anche perché ognuno di noi ha un meccanico di fiducia che, in quanto tale, non ti fregherà mai. E se ti trovi con un guasto alla macchina fuori città? Panico. Adesso sicuramente mi spellano approfittando dello stato di necessità. Ma ci sono le Assicurazioni di fiducia! Pensano loro a tutto, anche a spellarti, pardon, spillarti un tot al mese per evitarti la spellatura in un colpo solo.
Ma veniamo al titolo, perché questa dei meccanici è una sorta di excursus anomalo in quanto viene piazzato all’inizio e non nel corso della narrazione.
Quello che volevo condividere è la riflessione su un problema che credo abbia poca audience: la obsolescenza dei prodotti tecnologici. Proprio qualche giorno fa la mia stampante ha smesso di funzionare: colori strani, righe, ecc. Pulisco le testine, faccio il riallineamento ma niente, ogni tanto fogli bianchi o macchiati. La porto a un laboratorio sapendo già quale sarebbe stata la risposta del tecnico: “Non le conviene. Ammesso che riesca a individuare il guasto non troverei i pezzi di ricambio e comunque alla fine le dovrei chiedere 30/40 euro. Ma queste stampanti oggi si trovano a una sessantina di euro”. E quindi l’ho buttata.
Foto tratta dall'articolo citato
Leggo su Repubblica.it, che in Francia la commissione speciale per l'energia dell'Assemblée Nationale ha approvato un emendamento, presentato da tre deputati ecologisti tra cui la ex ministra del primo governo Hollande Cécile Duflot, che considera come responsabile di truffa ai danni dei consumatori chi produce oggetti in modo da farli durare poco, e prevede fino a due anni di reclusione e 300mila euro di multa.
Il provvedimento, secondo Pino Bruno autore dell’articolo, ha poche probabilità di superare l’esame dell’aula. Un analogo tentativo è stato fatto da SEL in Italia, ma la proposta di legge non è mai arrivata più in là dell’archivio.
Il fatto che questa iniziativa parta “dagli ecologisti” e “dalla sinistra radicale” forse distorce il senso del problema. Qui non si tratta di opporsi alle lobbies degli industrialipadroni (che comunque sono dietro le quinte per affossare tentativi di questo genere). Si tratta piuttosto del fatto che non possiamo più permetterci di buttare materiale non riciclabile per ragioni di sostenibilità ambientale ma anche economica e poi, aggiungo timidamente, perché non sappiamo più dove buttare i rifiuti, non abbiamo spazio.
Resta da verificare se è vero o è una leggenda metropolitana (come quella dei meccanici) che vengono costruiti oggetti con un ciclo vitale programmato, in modo da dover essere sostituiti dopo un certo tempo.
Oddio! In certi casi è abbastanza facile accertarsi di una sorta di obsolescenza programmata truffaldina. Basti pensare alla New Town berlusconiana, uno dei cavalli di battaglia di più di una campagna elettorale. E’ di pochi giorni fa la notizia che, dopo un primo crollo e conseguenti indagini sono stati dichiarati inagibili 800  balconi di quelle case perché costruiti con materiale scadente e incollati anziché imbullonati. Non ci vuole molto a dedurre che quei crolli erano praticamente “programmati”; era chiaro fin dalla loro costruzione che sarebbero stati in piedi solo per il tempo necessario a vantarsene un po’.
Ma il concetto di obsolescenza programmata può essere esteso dagli oggetti ai concetti, alle persone e alle istituzioni, con lettera minuscola o maiuscola.
Il quotidiano, per sua stessa definizione, dura solo un giorno. Un cantante viene lanciato con grande battage pubblicitario e poi viene dimenticato; un film viene programmato in 200 sale per 8 giorni e poi sparisce; un concetto, una argomentazione su chi e checchesìa  riempie giornali e TV fino ad auto consumarsi. E’ un po’ il concetto di saturazione semantica: se ripeti un termine, uno qualsiasi ad esempio “manico”, ossessivamente e continuativamente dopo un minuto vero, sessanta secondi, sembra che perda di significato, resta solo un suono.
Qui il discorso potrebbe prendere strade davvero impervie, andando a toccare i partiti e i sindacati, i concetti di conservatore e innovatore e questo stesso post.
Infatti quanto detto per i quotidiani vale anche per i giornali on line che, a differenza dei quotidiani, non possono nemmeno essere usati per lavare i vetri. Il Corriere non fa eccezione: scrivi un pezzo e già è superato.

Anzi se riesco a scrivere qualcosa entro poco tempo contribuirò ad una sua più rapida obsolescenza.

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