Sai quelle dicerie sui meccanici disonesti che ti riparano
un danno alla macchina e manomettono un altro pezzo in modo che si rompa da lì
a poco?
Sicuramente sono dicerie; anche perché ognuno di noi ha un
meccanico di fiducia che, in quanto tale, non ti fregherà mai. E se ti trovi
con un guasto alla macchina fuori città? Panico. Adesso sicuramente mi spellano
approfittando dello stato di necessità. Ma ci sono le Assicurazioni di fiducia!
Pensano loro a tutto, anche a spellarti, pardon, spillarti un tot al mese per
evitarti la spellatura in un colpo solo.
Ma veniamo al titolo, perché questa dei meccanici è una
sorta di excursus anomalo in quanto viene piazzato all’inizio e non nel corso
della narrazione.
Quello che volevo condividere è la riflessione su un
problema che credo abbia poca audience: la obsolescenza dei prodotti
tecnologici. Proprio qualche giorno fa la mia stampante ha smesso di
funzionare: colori strani, righe, ecc. Pulisco le testine, faccio il
riallineamento ma niente, ogni tanto fogli bianchi o macchiati. La porto a un
laboratorio sapendo già quale sarebbe stata la risposta del tecnico: “Non le
conviene. Ammesso che riesca a individuare il guasto non troverei i pezzi di
ricambio e comunque alla fine le dovrei chiedere 30/40 euro. Ma queste
stampanti oggi si trovano a una sessantina di euro”. E quindi l’ho buttata.
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| Foto tratta dall'articolo citato |
Leggo su Repubblica.it, che in Francia la commissione
speciale per l'energia dell'Assemblée Nationale ha approvato un emendamento,
presentato da tre deputati ecologisti tra cui la ex ministra del primo governo
Hollande Cécile Duflot, che considera come responsabile di truffa ai danni dei
consumatori chi produce oggetti in modo da farli durare poco, e prevede fino a
due anni di reclusione e 300mila euro di multa.
Il provvedimento, secondo Pino Bruno autore dell’articolo,
ha poche probabilità di superare l’esame dell’aula. Un analogo tentativo è
stato fatto da SEL in Italia, ma la proposta di legge non è mai arrivata più in
là dell’archivio.
Il fatto che questa iniziativa parta “dagli ecologisti” e
“dalla sinistra radicale” forse distorce il senso del problema. Qui non si
tratta di opporsi alle lobbies degli industrialipadroni (che comunque sono
dietro le quinte per affossare tentativi di questo genere). Si tratta piuttosto
del fatto che non possiamo più permetterci di buttare materiale non riciclabile
per ragioni di sostenibilità ambientale ma anche economica e poi, aggiungo
timidamente, perché non sappiamo più dove buttare i rifiuti, non abbiamo
spazio.
Resta da verificare se è vero o è una leggenda metropolitana
(come quella dei meccanici) che vengono costruiti oggetti con un ciclo vitale
programmato, in modo da dover essere sostituiti dopo un certo tempo.
Oddio! In certi casi è abbastanza facile accertarsi di una
sorta di obsolescenza programmata truffaldina. Basti pensare alla New Town
berlusconiana, uno dei cavalli di battaglia di più di una campagna elettorale.
E’ di pochi giorni fa la notizia che, dopo un primo crollo e conseguenti
indagini sono stati dichiarati inagibili 800 balconi di quelle case perché costruiti con materiale
scadente e incollati anziché imbullonati. Non ci vuole molto a dedurre che quei
crolli erano praticamente “programmati”; era chiaro fin dalla loro costruzione
che sarebbero stati in piedi solo per il tempo necessario a vantarsene un po’.
Ma il concetto di obsolescenza programmata può essere esteso
dagli oggetti ai concetti, alle persone e alle istituzioni, con lettera
minuscola o maiuscola.
Il quotidiano, per sua stessa definizione, dura solo un
giorno. Un cantante viene lanciato con grande battage pubblicitario e poi viene
dimenticato; un film viene programmato in 200 sale per 8 giorni e poi sparisce;
un concetto, una argomentazione su chi e checchesìa riempie giornali e TV fino ad auto consumarsi. E’ un po’ il
concetto di saturazione semantica: se ripeti un termine, uno qualsiasi ad
esempio “manico”, ossessivamente e continuativamente dopo un minuto vero,
sessanta secondi, sembra che perda di significato, resta solo un suono.
Qui il discorso potrebbe prendere strade davvero impervie,
andando a toccare i partiti e i sindacati, i concetti di conservatore e
innovatore e questo stesso post.
Infatti quanto detto per i quotidiani vale anche per i
giornali on line che, a differenza dei quotidiani, non possono nemmeno essere
usati per lavare i vetri. Il Corriere non fa eccezione: scrivi un pezzo e già è
superato.
Anzi se riesco a scrivere qualcosa entro poco tempo
contribuirò ad una sua più rapida obsolescenza.

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