mercoledì 17 dicembre 2014

E come potevamo noi cantare

Il 2014 è cominciato con il famoso invito di Renzi a Letta di stare sereno. Alla luce dei fatti l’invito è stato accolto in pieno: Letta è sicuramente sereno, vive a Parigi, dove tiene un ciclo di lezioni su "Europa, crescita e populismi" presso l'Institut d'Études Politiques de Paris, dove si forma la classe dirigente parigina e internazionale.
E noi?
Il Natale ha portato la consapevolezza (finalmente se ne sono accorti!) che la mafia ha il pieno possesso anche della Capitale. 
Sappiamo di madri che uccidono i figli; di astronaute italiane nello spazio; di una nazionale di ex campioni del mondo di calcio, ma anche di una ex Seleção che perde 7 a 1; di Renzi sempre solo al comando e che rischia di restare solo e senza comando; della Lega che sale e testimonia della scarsa memoria a lungo termine degli italiani; di Grillo che scende e testimonia della buona memoria a breve termine degli italiani.
Se uno volesse ripercorrere tutto l’anno che sta finendo certamente troverebbe molti più motivi di dolore che di gioia.
In questo periodo tradizionalmente tutti, stampa, televisione e web, confezioneranno pagine di rievocazioni/ricordi del 2014 e, come sempre, ci stupiremo nel ricordare che è morto tizio e che quell’altro ha detto che…
Il Corriere midatico non ha gli strumenti adeguati per queste operazioni, né tecnicamente né geneticamente.
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    Ci prepariamo quindi a festeggiare il Natale con nelle orecchie la testimonianza di un ragazzo scampato alla strage nella scuola di Peshawar in Pakistan.
“Sono entrati in classe e hanno dato fuoco al maestro”. “Gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco”. Il tutto costringendo gli alunni a guardare, mentre il corpo veniva divorato dalle fiamme.
[Huffington Post 16/12/14]
Viene alla mente la poesia di Quasimodo “Alle fronde dei salici”. E non sembri irriverente accostare i lutti di oggi a quelli di ieri; non è la quantità di morti che segna più o meno marcatamente il dolore; spesso è la qualità della sofferenza inflitta che si ripercuote sul nostro sentire.
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Ma un augurio devo e voglio farlo. Ed è sulla speranza che riprenda il lavoro, che questo miserevole paese possa di nuovo tornare a mostrare la faccia pulita degli operai.
La sintesi di questo augurio sta nell’immagine di Carlo I d’Angiò e dell’operaio addetto al restauro della facciata di Palazzo Reale in piazza del Plebiscito a Napoli: hanno la stessa fierezza ma anche la stessa pensosa apprensione sul viso.
Il mio augurio è che prevalga la fierezza.


(Le due immagini sono state tratte da “Professione fotoreporter: un anno di cronaca nel libro di Ansa” pubblicate su Repubblica.it)

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