In una scuola elementare di Bergamo è nato un caso che, come
succede spesso, ottiene titoli di rilievo sui quotidiani e corre sul web perché
tutti noi abbiamo bisogno di credere che le cose futili siano importanti per
non pensare alle cose importanti.
Il fatto è questo: il Preside della scuola avrebbe vietato
di addobbare i presepi per rispetto dei ragazzi non cristiani presenti nella
scuola. Il Dirigente ha chiarito che si è limitato a segnalare il problema
lasciando ai docenti la facoltà di decidere in merito, avendo solo i docenti
piena consapevolezza della situazione presente nella loro classe e del livello
di sensibilità dei propri alunni. Da questi elementi l’insegnante può stabilire
cosa è giusto/educativo e cosa no.
Sacrosanta decisione del Dirigente che ha interpretato alla
lettera e nello spirito l’articolo 1 del ddl 417/74:
Art. 1
Libertà di insegnamento.
Nel rispetto delle norme costituzionali e degli
ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, ai docenti è
garantita la libertà di insegnamento.
L'esercizio di tale libertà è inteso a promuovere
attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la piena formazione della
personalità degli alunni.
Tale azione di promozione è attuata nel rispetto
della coscienza morale e civile degli alunni stessi.
Ma Salvini, che in quanto Segretario di un partito ritiene
di poter discettare su qualsiasi argomento senza averne piena conoscenza, non
ha ritenuto valide le argomentazioni del Preside e si è precipitato, trionfante
e con seguito di giornalisti e fotografi, ad allestire un presepe davanti alla
scuola.
Naturalmente, come tutti i presepi circolanti in Italia (non
conosco quelli di altri Paesi) le statuette hanno sembianze occidentali e Gesù
Bambino è il piccolo paffutello bimbo riccioluto e biondo che conosciamo tutti.
A Salvini, e non solo a lui ma a tutti noi,
sfugge sempre il particolare che Gesù era palestinese, quindi probabilmente di
pelle scura, conterraneo di quelli che il suo padre putativo (Bossi) voleva
respingere a fucilate se si affacciavano sulle nostre coste e lui lo stesso, ma
con toni più adeguati alla situazione e al Lepenismo di cui è seguace.
Tutto ciò avviene a Bergamo, patria di Arlecchino, maschera
che trae la sua origine dalla vicenda di un bambino di famiglia tanto povera
che la mamma non poteva comprargli un vestito ed era costretta a rattoppare,
con le stoffe che aveva, quello vecchio, fino a farlo diventare di tanti
colori. Oggi il multicolore Arlecchino potremmo anche interpretarlo come
multietnico.
Ma forse Salvini si ispira di più all’altra maschera
bergamasca, Gioppino, che interpretava malumori della gente di campagna rispetto alle
novità. Gioppino è conservatore e un po’ reazionario; con il suo rudimentale
senso di giustizia si adopera a distribuire sonore legnate a tutti. E il
pubblico entusiasta, lo applaude, acclamandolo come un eroe.

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