domenica 7 dicembre 2014

Il presepe il preside e il presuntuoso

In una scuola elementare di Bergamo è nato un caso che, come succede spesso, ottiene titoli di rilievo sui quotidiani e corre sul web perché tutti noi abbiamo bisogno di credere che le cose futili siano importanti per non pensare alle cose importanti.
Il fatto è questo: il Preside della scuola avrebbe vietato di addobbare i presepi per rispetto dei ragazzi non cristiani presenti nella scuola. Il Dirigente ha chiarito che si è limitato a segnalare il problema lasciando ai docenti la facoltà di decidere in merito, avendo solo i docenti piena consapevolezza della situazione presente nella loro classe e del livello di sensibilità dei propri alunni. Da questi elementi l’insegnante può stabilire cosa è giusto/educativo e cosa no.
Sacrosanta decisione del Dirigente che ha interpretato alla lettera e nello spirito l’articolo 1 del ddl 417/74:
Art. 1
Libertà di insegnamento.
Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento.
L'esercizio di tale libertà è inteso a promuovere attraverso un confronto aperto di posizioni culturali la piena formazione della personalità degli alunni.
Tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni stessi.

Ma Salvini, che in quanto Segretario di un partito ritiene di poter discettare su qualsiasi argomento senza averne piena conoscenza, non ha ritenuto valide le argomentazioni del Preside e si è precipitato, trionfante e con seguito di giornalisti e fotografi, ad allestire un presepe davanti alla scuola.

Naturalmente, come tutti i presepi circolanti in Italia (non conosco quelli di altri Paesi) le statuette hanno sembianze occidentali e Gesù Bambino è il piccolo paffutello bimbo riccioluto e biondo che conosciamo tutti.
A Salvini, e non solo a lui ma a tutti noi, sfugge sempre il particolare che Gesù era palestinese, quindi probabilmente di pelle scura, conterraneo di quelli che il suo padre putativo (Bossi) voleva respingere a fucilate se si affacciavano sulle nostre coste e lui lo stesso, ma con toni più adeguati alla situazione e al Lepenismo di cui è seguace.
Tutto ciò avviene a Bergamo, patria di Arlecchino, maschera che trae la sua origine dalla vicenda di un bambino di famiglia tanto povera che la mamma non poteva comprargli un vestito ed era costretta a rattoppare, con le stoffe che aveva, quello vecchio, fino a farlo diventare di tanti colori. Oggi il multicolore Arlecchino potremmo anche interpretarlo come multietnico.

Ma forse Salvini si ispira di più all’altra maschera bergamasca, Gioppino, che interpretava malumori della gente di campagna rispetto alle novità. Gioppino è conservatore e un po’ reazionario; con il suo rudimentale senso di giustizia si adopera a distribuire sonore legnate a tutti. E il pubblico entusiasta, lo applaude, acclamandolo come un eroe.

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