giovedì 6 ottobre 2016

Due eresie

Oggi, alla ripresa delle “pubblicazioni” dopo le vacanze mi va di dire un paio di eresie.

La prima è che sono d’accordo sul piano sostanziale con i 5stelle e Sinistra circa il quesito referendario: è formulato in modo da far propendere per la risposta SI.
Ma non sono d’accordo sul piano formale perché il testo del quesito è stato approvato dalla Corte di Cassazione e ricorrere al TAR è utile solo a creare confusione e a far perdere ulteriore tempo, proprio da parte di chi si è lamentato del ritardo del Governo nel fissare la data della consultazione. Si potrebbe dire che perseguire il rispetto del diritto dei cittadini di votare su un quesito chiaro ma non tendenzioso non è perdere tempo. Ma in questo caso mi sembra proprio di sì perché l'iter burocratico, nella fattispecie, assume connotati kafkiani. 
A quanto mi risulta -e se mi sbaglio ditemelo- la sentenza del TAR può essere impugnata davanti al Consiglio di Stato e sulla pronuncia di questo si può ricorrere in Cassazione, Cassazione che ha ritenuto conformi le quattro richieste del Referendum. Ditemi voi se non è una perdita di tempo iniziare questo iter.
La faccenda dimostra e qui scatta la seconda eresia, che l’istituto del Referendum andrebbe semplicemente abolito. Credo che nessuno o forse lo 0,001% di coloro che si presenteranno alle urne a votare avrà letto attentamente il testo scritto sulla scheda. Ognuno voterà seguendo la propria appartenenza al “partito” del SI o a quello del NO. E così è sempre stato. Gli unici referendum comprensibili erano quelli su Repubblica o Monarchia o sul divorzio, per esempio. E forse pochissimi altri.
Solo per curiosità (e non pretendo che lo leggiate) riporto qui di seguito il quesito sulla privatizzazione dell’acqua votato a suo tempo.
Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art. 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee", convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Infine: questo referendum è assurdo in assoluto perché non ha la limitazione del quorum. In pratica se andasse a votare una sola persona la riforma Costituzionale verrebbe approvata o respinta a seconda che quella persona votasse SI o NO. Così va in onda il teatro tragicomico: quando si va a votare al Referendum sulla privatizzazione dell’acqua occorre che vadano alle urne il 50% +1 degli aventi diritto; se si vota per cambiare la Costituzione è sufficiente che si esprima anche un solo elettore.

Spero vogliate perdonare soprattutto questa seconda eresia. Dirò, come fanno in tanti dopo averla sparata grossa, che la cancellazione dell'Istituto del Referendum era una provocazione.
Però ammetterete che almeno una buona revisione delle norme che lo regolano è indispensabile. Una revisione che vada a toccare non le "regolette" (come un po' semplicisticamente fa la riforma di cui parliamo), ma si spinga a interpretare la volontà dei Costituenti che con quell'Istituto hanno inteso mettere direttamente nelle mani del popolo la possibilità di abrogare una legge e quindi, indirettamente, di approvarla. E se ci si rivolge al popolo occorre fare in modo che tutti capiscano. Se non ci si riesce allora due sono le cose: o è impossibile spiegare le leggi al popolo o chi formula le leggi e i quesiti che le riguardano non è capace di essere chiaro proprio perché è lontano dal popolo. E qui rischio il populismo.
Ma visto che ho raggiunto l'età di chi può dire quel che gli passa per la mente facendosi scudo proprio della posizione anagrafica raggiunta, non posso promettere che mi asterrò, in futuro da altre eresie e provocazioni.


   


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