mercoledì 29 ottobre 2014

Peggio di me

Parlando della raccolta differenziata, una mia amica ha detto che lei per eliminare le buste commerciali, quelle con la finestrella di carta plastificata, divide la parte plastificata dalla carta vera e propria. Al che io le ho detto “Allora sei peggio di me!”
Più tardi, riflettendo, ho pensato che avrei dovuto dire “sei meglio di me”, perché più attenta e precisa.
La spiegazione sta nella convinzione comune che più sei ligio nel seguire le regole, più sei “fesso”. Quindi la mia amica, che si spinge a quel livello di correttezza, e più fessa di me, quindi è peggio di me.
Ieri in autobus due ragazzi, presumibilmente studenti lavoratori, si lamentavano perché avrebbero dovuto comprare due libri costosi.  Uno dei due ha detto che per fortuna il primo libro aveva potuto fotocopiarlo. “Quindi hai speso solo un diciotto euro di fotocopie” diceva l’altro. “No, me l’ha fotocopiato mio padre in ufficio”; ho pensato al solito malcostume, ma devo dire che ho accolto il fatto con una virtuale alzata di spalle, abituato a ben altro malcostume. La risposta dell’altro, invece, mi ha lasciato un po’ di amarezza in più. “Ah, ecco! La fortuna di avere un padre carabiniere”. Ora non se ne vogliano i Carabinieri; il peccato, in questa Italia, è veniale e, come suol dirsi, le mele marce, o comunque un po’ bacate, esistono dovunque e quindi non si può generalizzare.
Però è anche vero che di questo passo, mele non ne potremo mangiare più.

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